“Mine”: recensione

posterDal produttore di Buried – Sepolto, arriva un altro thriller adrenalinico e psicologico ad altissima tensione: Mine.

Il film, che uscirà domani, 6 ottobre, nelle sale italiane, porterà sul grande schermo un giovane soldato, che costretto a restare immobile in mezzo al deserto, per non saltare letteralmente in aria, dovrà fare i conti non solo con la natura ostile del paesaggio che lo circonda, ma con tutti i pericoli che la mente può provocare.

Protagonista assoluto è l’affascinante Armie Hammer, star di The Social Network e Operazione U.N.C.L.E, che in una situazione ai limiti della sopravvivenza, si abbandonerà a visioni, paure e rimpianti, anche per l’amore lasciato a casa, che ha il bellissimo volto di Annabelle Wallis, già protagonista della serie I Tudor e dell’horror Annabelle.

Di fatto, il film ha un impianto hollywoodiano, ma è nato dal genio di due registi milanesi, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro al loro debutto sul grande schermo, dopo il successo di True love, da loro scritto e prodotto, e venduto in oltre settanta paesi.

Qui, il blocco fisico del protagonista diviene metafora di un forte impasse emotivo, tant’è che lo stallo diverrà specchio della sua profonda intimità. Sin dall’incipit, la pellicola è forte, intensa e piena di struggente pathos. Nel momento in cui Michael, soprannominato Mike, calpesta la maledetta mina, si rende subito conto di essere paralizzato, e da allora costringerà corpo e mente a confrontarsi con dubbi, timori, demoni interiori e un passato mai risolto. Quindi, il deserto, qui, non è soltanto un luogo inospitale, ma è anche emblema dell’anima.

A livello, tecnico, inoltre, la narrazione si snoda in maniera scorrevole e sotto la maschera del thriller si trasforma in war movie, in dramma per poi sfociare nel genere survival. Sarà grazie all’incontro fortuito con un uomo del posto interpretato da un talentuoso Clint Dyer, che fungerà da guida spirituale, che Mike reagirà al torpore corporeo e sentimentale e proverà a combattere la sua dura battaglia personale.

In definitiva, Mine è un film ben costruito, pieno di ritmo, di pressione psicologica, dove le musiche azzeccatissime, scritte da Andrea Bonini, sottolineano i momenti più terribili e cupi. Per giunta, la scenografia è suggestiva e il one-man-show di Armie Hammer ha un tocco incredibilmente introspettivo. La sua presa di coscienza, infatti, diviene specchio di un perfetto e singolare risveglio emotivo. Insomma, a tutti gli effetti è davvero un film da non perdere!

Silvia Casini

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