Rabbia al cimitero: “Hanno messo in carcere i nostri morti”

(ritaglio video)
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Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Napoli ha portato al sequestro di diverse cappelle gentilizie all’interno del cimitero di Poggioreale. L’operazione, avvenuta oltre un anno fa, ancora oggi ha ripercussioni, soprattutto a causa della rabbia dei familiari, che lamentano: “Hanno carcerato i nostri morti”. Praticamente, dal giorno del sequestro, quelle cappelle sono chiuse e i parenti non possono andare nemmeno a portare un fiore ai loro cari: in sostanza, alcuni imprenditori di pompe funebri avrebbero svuotato e rivenduto in modo abusivo i loculi. 17 le persone coinvolte nell’inchiesta: dal traffico truffaldino di cappelle nel cimitero di Napoli, emerge anche un danno patrimoniale per il Comune, stimato in 3 milioni e 200 mila euro. Il regolamento dei servizi cimiteriali vieta infatti la compravendita tra privati di cappelle funebri, pratica invece che sembra molto diffusa nel cimitero in questione.

A far scattare l’inchiesta, condotta dalla procura partenopea a partire dal 2012, una cittadina francese con parenti seppelliti nel capoluogo partenopeo, che si era recata al cimitero, ma non aveva più trovato i propri cari nei loculi, che erano stati nel frattempo svuotati. I parenti dei defunti che si trovano con le cappelle sequestrate denunciano oggi: “I veri responsabili si trovano a piede libero, perché in questa storia di responsabili ce ne sono molti”. Una signora racconta: “Qui è sepolto mio marito. Sono venuta una domenica e ho trovato la cappella sequestrata”. Poi aggiunge: “Chi è sepolto qua è comunque una persona, non una macchina parcheggiata”.

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GM