Caprotti anche da morto fa la guerra alle coop

Bernardo Caprotti (Websource/archivio)
Bernardo Caprotti (Websource/archivio)

Bernardo Caprotti è morto venerdì scorso lasciandosi alle spalle un vero e proprio impero. Questo impero però bisogna salvaguardarlo, innanzitutto dai possibile attacchi interni. Proprio per questo il patron di Esselunga ha deciso di mettere in chiaro le cose attraverso il proprio testamento. Premiata soprattutto la seconda moglie e la loro figlia, che hanno ricevuto la fetta più grossa del patrimonio. Meno bene, invece, è andata ai due figli avuti dal primo matrimonio a cui è andato ‘solo’ il minimo sindacale dovutogli per legge.

Caprotti nel proprio testamento vuole soprattutto salvaguardare il bene dell’azienda e dei 22mila operai e si scaglia contro Violetta e Giuseppe, i figli avuti dal primo matrimonio, da sempre in frizione con il padre. il patron di Esselunga, infatti, dice: “Non sono stato molto premiato per quanto ho fatto, o ho cercato di fare, a favore di Giuseppe e Violetta. Il disegno di ripartizione e continuità familiare e di business che con tanta sofferenza avevo costruito 16 anni fa è definitivamente naufragato. Ora, dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze da parte di Violetta e Giuseppe, destino le partecipazioni delle due aziende che ho creato e che mi appartengono in modo da dare tranquillità e continuità alle imprese, salvaguardando i diritti di tutti”. Caprotti però si getta soprattutto a difesa della propria creatura imprenditoriale e lascia nelle sue ultime volontà testamentarie quella di non far finire mai la Supermarkets Italiani in mano alle coop. Intanto, nel rispetto del lutto occorso alla famiglia Caprotti, il cda ha interrotto qualunque tipo di trattativa di cessione della società, ma sicuramente peseranno sulla decisione finale le ultime volontà di mister Esselunga. Per quanto concerne, invece, la ripartizione del patrimonio il figlio Giuseppe ha ricevuto: un appartamento sul Golf di Monticello a Cassina Rizzardi, un appartamento in Svizzera, la villa di famiglia ad Albiate Milano, la biblioteca di 4mila volumi del bisnonno Giuseppe Caprotti, l’archivio di famiglia e alcuni importanti quadri tra cui una natura morta di De Chirico. A Violetta, invece, è andata: la casa di via Bigli a Milano, la casa a New York sulla Quinta Strada, il castello di Bursinel sul lago di Lemano e alcuni quadri. Alla moglie Giuliana Albera, invece, è andato: un altro appartamento sul Golf di Monticello a Cassina Rizzardi, la proprietà di Fubine nel Monferrato, la barca ‘Alfamarine’ e la metà della casa di Skiatos in Grecia, mentre l’altra metà è andata alla figlia Marina che ha anche ricevuto: 8 milioni di euro per acquistare la casa di Egerton Terrace a Londra, il possedimento di alcuni chilometri sul mare a Zonza nel sud della Corsica e alcuni costosi quadri. Ai nipoti, invece sono stati lasciati la metà di quanto contenuto sui conti corrente di Caprotti. Infine, tutti gli effetti personali e tutto quanto non espressamente indicato nel testamento andrà, invece, alla seconda moglie e alla figlia Marina.

Antonio Russo