“American Pastoral”: recensione

pastoraleamericana-70x100-sac-72ppiEsce oggi, 20 ottobre, nelle sale italiane, il film American Pastoral, tratto dal celebre romanzo di Philip Roth, vincitore del Premio Pulitzer.

La pellicola è diretta dall’attore Ewan McGregor per la prima volta dietro la macchina da presa e interpretata dallo stesso McGregor insieme a Dakota Fanning (Mi chiamo Sam, The Twilight saga, La guerra dei mondi) e Jennifer Connelly (A beautiful mind, Blood diamond – Diamanti di sangue).

La storia narra la vita di Seymour Levov detto “Lo Svedese”, un uomo che apparentemente sembra avere tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano cadrà in pezzi, tant’è che da adolescente compirà un atroce attacco terroristico.

Come è possibile che questa tragedia sia accaduta proprio a lui? Dove ha sbagliato? Cosa è successo? Eppure è così che stanno le cose in realtà: l’esistenza idilliaca de “Lo Svedese”, sportivo e ingegnoso, accompagnato dalla perfetta moglie Dwyer, non è infallibile. Il punto oscuro risiede nella figlia balbuziente Merry, destinata a un futuro incerto e raccapricciante.

Da piccola, Merry prova soltanto invidia verso sua madre, così algida e meravigliosa. Ma è col passare degli anni, che la questione si complicherà tragicamente. Infatti, diverrà sempre più irrequieta, più ribelle, più oscura, e finirà per commettere un crimine orribile per poi darsi alla macchia. Ma neanche durante la latitanza, smetterà di seminare morte e di autolesionarsi con comportamenti e atteggiamenti decisamente discutibili.

Ecco allora che l’amore paterno che tiene ancora salda una famiglia in pezzi si trasformerà in puro smarrimento emotivo. Ecco anche che Dwyer impazzirà dal dolore, perché nessuno in verità sa che fine ha fatto Merry.

Ed ecco quindi che la narrazione muterà in uno struggimento nostalgico e compassato, venato di ansie politiche, di scontri razziali nell’America degli anni Sessanta e dell’imperversare della guerra del Vietnam.

Così, del famoso sogno americano infranto resteranno soltanto i resti di un’esistenza pastorale e bucolica in bilico tra realtà e apparenza; un’esistenza destinata a sfociare nell’orrorifico, dove ogni fragilità umana verrà messa a dura prova e la tanto perfetta famiglia Levov si rivelerà essere profondamente disagiata e sentimentalmente difettosa.

Quanto alle performance attoriali, Ewan McGregor è bravissimo a vestire i panni di un uomo che non si rassegnerà mai all’idea di aver perso sua figlia per sempre, neanche quando riuscirà a scovarla e la troverà in pessime condizioni, minata nella mente e nell’anima. Jennifer Connelly, invece, è ineccepibile nel ruolo della moglie incantevole e della madre che a lungo andare perderà la ragione.

Non è da meno neanche la prova di Dakota Fanning nella parte della stralunata e dura Merry, capace di atti orrendi, che lasciano tuttavia intravedere tutte le crepe del suo cuore, nonché la sua umanità dolorosamente e drammaticamente disarmante.

Silvia Casini

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