Terremoti in Centro Italia: ecco i rischi per la Capitale

Veduta aerea di Roma (AFP/Getty Images)
Veduta aerea di Roma (AFP/Getty Images)

E’ stata una notte relativamente tranquilla per gli abitanti delle zone colpite dalle due violente scosse di mercoledì alle 19,10 e alle 21,20, che hanno praticamente raso al suolo Castelsantangelo sul Nera, Visso e Ussita, senza fortunatamente provocare vittime. Le ultime scosse di assestamento di rilievo alle 19.23 di ieri, mentre era in corso un vertice tra i sindaci del territorio, il commissario Vasco Errani e i vertici della Protezione Civile. In base a quanto riportato dal sito dell’Ingv, si sarebbe trattato di due scosse, una di magnitudo 4.2 e la seconda di magnitudo 4, a distanza di due minuti l’una dall’altra: in entrambi i casi il centro abitato più vicino, a una manciata di chilometri, è Norcia.

Nella notte, invece, una scossa di magnitudo 3.5 è stata registrata nella zona di Fiastra, Fiordimonte e Acquacanina alle 4:13. In ogni caso, ci sono state centinaia di scosse: soltanto nella mattinata di oggi se ne sono registrate un centinaio, per fortuna tutte di lieve entità. Gli esperti hanno sottolineato che c’è una relazione tra questo sisma e quello di due mesi fa. Preoccupa molto anche la situazione a Roma, dove sono state avvertite molti degli eventi sismici più importanti. Spiega all’Adnkronos il geologo Gian Vito Graziano, consulente della struttura di missione ‘Italia Sicura’ di Palazzo Chigi: “Roma è a basso rischio sismico e non poggia su faglie pericolose, ma risente delle aree collinari vicine che sono a maggiore intensità sismica e che fanno da contorno alla Capitale”.

Roma, prosegue il geologo, “statisticamente e storicamente ha una bassa suscettibilità al verificarsi di un evento sismico, però, allo stesso tempo, risente dei terremoti vicini che incidono sui Colli Albani e la zona collinare che fa da contorno alla Capitale, quindi una verifica sugli edifici è importante”. Non solo, la Capitale “è costruita su terreni soffici che tendono ad amplificare l’onda sismica”. Si tratta di terreni “che derivano da depositi alluvionali del Tevere oppure da depositi piroclastici, cioè polveri vulcaniche, provenienti da tutta l’area Nord e dei laghi dove incidono caldere di vecchi vulcani che sono stati molto attivi in epoche geologiche antiche”.

Rileva Graziano: “E’ l’area Nord-Est di Roma la più vulnerabile, è lì che c’è rischio di problemi”. Poi ricorda che “per il sisma del 1997, localizzato nell’area di Perugia, fu proprio la zona Nord-Est della Capitale a risentirne”. Infine conclude ricordando dei precedenti tragici: “Nel 1703, a causa di un sisma registrato nei Colli Albani crollarono tre archi del Colosseo, e nel terremoto del 1812 crollò la facciata esterna della Basilica di San Paolo per un sisma generato sempre nell’area appenninica centrale”.

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GM