Cavalcavia Lecco, l’Anas: “Il crollo si poteva evitare”

(websource / ilcorriere)
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Si continua ad indagare sul crollo del cavalcavia sovrastante l’arteria della strada statale 36 del lago di Como e dello Spluga. Nell’incidente sono rimaste ferite cinque persone e una è morta a causa. Quattro sono codici gialli di cui tre bambini e il guidatore di un camion è ricoverato a Lecco con trauma toracico. Il tir che ha causato il crollo del cavalcavia era un trasporto di bobine di acciaio di notevole peso.

Secondo la ricostruzione dell’Anas il cantoniere addetto alla sorveglianza di quel tratto di strada “già attorno alle ore 14.00, avendo constatato il distacco di alcuni calcinacci dal manufatto” e ne ha “ha disposto immediatamente la loro rimozione e la parzializzazione della SS36 in corrispondenza del cavalcavia”. Subito dopo il cantoniere, in presenza della Polizia Stradale, ha contattato gli addetti alla mobilità della Provincia di Lecco, responsabile della viabilità sul cavalcavia, “e li ha ripetutamente sollecitati alla immediata chiusura della strada provinciale SP49 nel tratto comprendente il cavalcavia”. Ma la strada non è stata chiusa. Perché? Secondo l’Anas “gli addetti della Provincia hanno richiesto un’ordinanza formale da parte di Anas che implicava l’ispezione visiva e diretta da parte del capocentro Anas, il quale si è attivato subito, ma proprio mentre giungeva sul posto il cavalcavia è crollato”. Ma pr la Provincia di Lecco, che ha rilasciato una nota in mattinata, la ricostruzione dei fatti fornita dall’Anas “non collima con le informazioni in nostro possesso”. Il Corriere della Sera scrive invece che a far perdere minuti preziosi è stato il solito conflitto di competenze tra Anas e Provincia, insomma la burocrazia: “I cantonieri dell’Anas e quelli della Provincia di Lecco discutevano su chi avesse la competenza della struttura e su chi fosse il proprietario. E forse proprio per questo si sono persi minuti preziosi, fatali”

C.C.