(Abid Katib/Getty Images)

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Inquietante la vicenda accaduto in provincia di Rovigo, dove una giovane donna, madre di tre figli, poco tempo fa, ha deciso di ribellarsi al marito marocchino. Lo aveva sposato a 15 anni e un giorno, presi i bambini in braccio, è scesa per strada e ha chiesto aiuto a un’automobilista di passaggio: “Mi porti dai carabinieri subito”, le sue parole. La donna ha esaudito la richiesta e l’ha accompagnata in caserma, dove ha rivelato le violenze sessuali, la segregazione e i ripetuti maltrattamenti. Ieri davanti la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Rovigo è avvenuto l’incidente probatorio.

La marocchina sarebbe stata costretta a restare spesso chiusa in casa e indossare obbligatoriamente il burqa quando le era concesso di uscire in compagnia del marito. Inoltre le era proibito parlare italiano o anche solo guardare la televisione nella nostra lingua: se questo accadeva, il marito le metteva le mani addosso. L’uomo dovrà ora rispondere dei reati di violenza sessuale e maltrattamenti a carico del coniuge. L’incubo ha inizio una dozzina di anni fa, quando viene combinato il matrimonio tra la ragazzina, appena 15enne, che si trovava in Marocco, e il giovane uomo, poco più che maggiorenne, che già viveva in Polesine.

A 18 anni, la marocchina si trasferisce in Italia. Dal matrimonio nascono anche tre bambini, ma i soprusi e le violenze sono quotidiane, finché la donna – a cui era stato anche tolto il passaporto per impedirle di scappare di casa – non ha deciso, nei giorni scorsi, di scappare di casa e andare dai carabinieri a raccontare quanto avveniva in quella casa. Qualche tempo fa, a Busto Arsizio, in provincia di Varese, una giovane donna di 25 anni di origini pachistane stava vivendo un vero e proprio in cubo da oltre 4 anni, da quando cioè si era sposata con un connazionale con rito islamico in Italia.

 

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GM