Il risveglio del vulcano che spaventa Roma

Il cratere del lago di Castelgandolfo (Websource)
Il cratere del lago di Castelgandolfo (Websource)

L’Italia è su una polveriera e visti tutti gli eventi sismici che da agosto ci stanno devastando ormai lo sappiamo molto bene. Come sappiamo però non siamo solo un territorio sismico, ma un Paese che ha anche numerosi vulcani potenzialmente molto pericolosi. E il fatto che siano quiescenti da anni è un elemento che deve farci preoccupare ancora di più. Tra le aree pericolose in questo senso c’è quella dei Colli Albani, alle porte di Roma. Qui si stanno verificando eventi piuttosto inquietanti come nuvole di gas che si alzano dal terreno e lievi scosse di terremoto. Tutti segnali di un fenomeno che già si conosceva, ma che ora inizia a destare serie preoccupazioni. Infatti nel sottosuolo, proprio come confermato dal satellite, c’è una grande quantità di magma che pian piano sale verso l’alto e sul lungo periodo potrebbe causare una vera e propria eruzione, a soli 20Km dalla capitale. I dintorni di Roma sono tenuti di continuo sotto stretta osservazione, ma secondo Fabrizio Marra, studioso dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, bisognerebbe fare di più: “La zona vulcanica tradizionale che si trova sotto i Colli Albani, soprattutto dalle parti di Castelgandolfo si è rimessa in moto. Le osservazioni di telemetria satellitare, realizzate registrando la distanza della superficie terrestre rispetto a un satellite a ogni suo passaggio sopra un determinato punto hanno rivelato un continuo sollevamento, con tassi di 2-3 millimetri l’anno, negli ultimi 20 anni, nell’area che corrisponde esattamente a quella in cui sono avvenute le eruzioni più recenti. L’area in questione che si sta alzando coincide infatti con quella dove sono localizzati i crateri dell’attività più recente: Ariccia (200 mila anni fa), Nemi (150 mila), Valle Marciana (100 mila) e Albano (due cicli a 69 mila e 41-36 mila)”. In base ai rilievi svolti da una squadra di studiosi italiani è emerso come “si possa ipotizzare che al di sotto dell’area dove sono avvenute le eruzioni più recenti si stia accumulando nuovo magma che provoca un rigonfiamento della superficie. I tempi di risalita di questo magma possono essere stimati nell’ordine delle diverse centinaia, se non migliaia di anni. Non c’è quindi un pericolo imminente, ma questo studio ci ha fatto capire che l’area vulcanica non solo non è estinta, ma è in fase di risveglio”.

F.B.

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