Sconfigge il cancro, ma deve affrontare un’altra battaglia

Bethany Thompson col suo papà (Facebook)
Bethany Thompson col suo papà (Facebook)

Bethany Thompson, di New York, – ad appena quattro anni – aveva lottato contro il cancro, una battaglia dura ma che aveva vinto, pur restando lievemente deturpata nel volto, a causa di danni ai nervi facciali. Col passare degli anni, la bimba era stata oggetto di bullismo e aveva provato a difendersi. Troppo forte era però l’onta dell’ingiuria che non ha retto, così a undici anni tornando a casa da scuola ha detto alla sua migliore amica che intendeva togliersi la vita. La compagna di scuola non le ha creduto, ha pensato fosse soltanto una frase detta in un momento di sconforto, ma non sapeva che la coetanea aveva in casa la disponibilità di un’arma. Così Bethany Thompson l’ha dovuta solo impugnare, ritirarsi nel cortile posteriore della casa e uccidersi con un colpo alla testa.

La ragazzina aveva denunciato bullismo già l’anno scorso, quando il preside Chris Piper era stato informato e aveva tentato di proteggerla. Il dirigente scolastico ora spiega che quest’anno non c’erano state ripetizioni dell’aggressività contro Bethany Thompson, ma i racconti della migliore amica sostengono il contrario. I genitori della piccola sono separati ed entrambi non riescono a capacitarsi di quanto accaduto. “Mia figlia si è sentita sconfitta” lamenta la madre Wendy Feucht. “Si è uccisa perché la prendevano in giro” accusa il padre, Paul Thompson.

Il suo caso ricorda altri episodi di quello che ormai viene definito “bullicidio”: Danny Fitzpatrick si è tolto la vita ad appena 13 anni. Queste le parole di suo padre Daniel, in un video: “Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio figlio. E nessun figlio dovrebbe subire quel che ha subìto lui”. Ancora più drammatico il caso di Jackson Grubb, nove anni appena, suicidatosi in Virginia. Quando il piccolo muoveva i suoi passi tra i corridoi e i banchi, ad attenderlo c’erano diversi bambini come lui pronti a prenderlo in giro, schernirlo e tormentarlo. Lo stato d’animo di Jackson Grubb, giorno dopo giorno, è mutato, tanto da spingerlo a quella che vedeva come unica via d’uscita.

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GM