Terremoto e referendum, il Governo ci prova

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

In un’intervista a Rtl 102.5, sul tema del referendum, il ministro Angelino Alfano, facendo riferimento alla situazione tra Umbria e Marche dopo il terremoto, ha sostenuto che “noi non abbiamo chiesto nessun rinvio della data elettorale” del referendum costituzionale del 4 dicembre, “ma qualora una parte dell’opposizione fosse disponibile a valutare una ipotesi di questo genere, io sono convinto che sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione”.

Alfano ha proseguito: “Anche perché ritengo che la cultura di Governo e la posizione politica di un movimento come Forza Italia che sta nel Partito Popolare Europeo e che è guidato da qualcuno che ha dovuto subire anche dei terremoti durante la propria gestione del Paese, mi riferisco a Berlusconi e L’Aquila, conosca bene quanto diventi indispensabile recarsi sui luoghi del sisma, e quanto anche dal punto di vista dello spirito pubblico diventi difficile una campagna elettorale che separa un Paese che invece ha bisogno di essere unito”.

In diretta su Rainews24, il deputato del Movimento 5 Stelle, Vittorio Ferraresi, ha commentato a caldo: “Mi sembra più paura di perdere”. Duro anche Giovanni Toti, governatore forzista della Liguria: “Un rinvio del referendum sarebbe sbagliato e nocivo”. Sulla proposta di Alfano interviene infine il direttore del ‘Fatto Quotidiano’, Marco Travaglio: “Forse anche un paese di creduloni come il nostro faticherebbe a credere alla scusa dei terremotati. Il sisma non c’ entra nulla, almeno quello propriamente detto. Nessun referendum al mondo può mettere in pericolo i soccorsi e la ricostruzione. E anche uno Stato del Terzo mondo riuscirebbe ad allestire in un mese qualche seggio nelle zone colpite”.

Aggiunge Travaglio: “Nasce così un nuovo istituto della democrazia all’ italiana: il referendum retrattile. Se i sondaggi danno vincente il No, si rinvia finché non danno vincente il Sì. Poi, se l’ esperimento dà i frutti sperati, si fa così anche per le Politiche: non si vota finché i sondaggi non danno il governo in vantaggio. E, se non lo danno mai, non si vota mai. O si vota sempre, ogni domenica, a oltranza, finché non vince chi deve vincere. Bei tempi, quelli delle giunte militari e dei carri armati in strada: almeno lo sapevano tutti che era un golpe”.

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GM