Terremoto, ecco come capire se casa nostra è sicura

(Giuseppe Bellini/Getty Images)
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L’Italia continua a tremare e lo testimoniano le due forti scosse che questa notte e oggi pomeriggio hanno messo paura agli abitanti del centro Italia. I crolli nelle zone maggiormente colpite sono stati tantissimi, ma molte case sono state danneggiate anche in altre città che seppur relativamente lontane dall’epicentro hanno risentito del sisma. Molti italiani si stanno chiedendo se casa propria sia sicura e se in caso di terremoto possa resistere. Innanzitutto va detto che le verifiche antisismiche degli edifici privati sono una spesa interamente a carico del proprietario e soltanto nelle zone 1 e 2, quelle cioè con il più alto rischio sismico, è prevista una detrazione fiscale del 65%. Una norma che mal si concilia coi dati dell’Istat secondo i quali circa 12 milioni di case sono a potenziale rischio sismico e di queste solo 4,5 milioni sono nelle zone 1 e 2. Al di là di questo doverosi chiarimenti qualora si volesse capire se la propria casa è sicura bisogna per prima cosa procurarsi tutta la documentazione tecnica relativa all’edificio. Documenti che come spiega Giovanni Cardinale del Consiglio Nazionale degli Ingegneri “spesso sono difficili da reperire e di non semplice interpretazione”. Qualora i documenti mancassero, cosa quasi certa per esempio per gli edifici costruiti prima degli anni ’30, “entra in campo la diagnostica e serve l’intervento di un tecnico”. Con qualche migliaio di euro per edifici di medie dimensioni gli ingegneri possono fare la cosiddetta “radiografia edile”. Qualora la casa non risultasse sicura si può procedere in vari modi. Per i singoli proprietari non ci sono particolari problemi, si chiama un tecnico e si pianifica l’intervento. Più complessa la situazione per i condomini dove come spiega sempre Cardinale “serve la maggioranza dell’assemblea condominiale, e spesso la gente non vuole tirare fuori i soldi. L’amministratore può oltrepassare il voto dell’assemblea per ordinare lavori di manutenzione solo se c’è un pericolo imminente. Tra i rischi, la legge non contempla il terremoto. Eppure in caso di danni l’amministratore è il primo responsabile di fronte alla giustizia”. Ma se vediamo crepe sui muri cosa dobbiamo fare? L’ingegnere risponde così: “Non vanno assolutamente sottovalutate, è sempre bene contattare un esperto. Oggi la differenza tra muri portanti e non è parzialmente superata. Quando non eravamo ancora pienamente coscienti del rischio sismico, non veniva data molta importanza ai tramezzi perché ci si concentrava sui carichi statici. I terremoti esercitano invece un carico dinamico. E anche se i muri portanti restano in piedi, i tramezzi vibrano e, se crollano, possono avere conseguenze mortali. Ecco perché, oggi, anche in fase di progetto dev’esserci una diversa sensibilità”.

F.B.

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