Referendum: se vince il No, Renzi è a un bivio

Matteo Renzi (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

A un mese esatto dal referendum costituzionale e mentre oggi inizia la settima edizione della Leopolda, nel corso della quale si parlerà anche di terremoto e ricostruzione, si aprono scenari inediti rispetto a una sconfitta del fronte del Si, guidato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, al referendum costituzionale. Potrebbe delinearsi un quadro in cui, anche se vincesse il no, il premier non lascerebbe subito, ma aspetterebbe comunque gennaio anche perché il primo a non voler aprire una crisi istituzionale mentre si approva la legge di bilancio è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Si fanno intanto i primi nomi per la successione a Renzi: fermo restando che appare chiaro che si sceglierà una figura più “tecnica” che porti il Paese verso le elezioni anticipate, in pole position ci sono Pier Carlo Padoan, ora ministro dell’Economia, oppure Dario Franceschini, ministro della Cultura. Il primo dovrebbe calmierare i mercati in caso di tempesta finanziaria, il secondo è nome ‘interno’ al Partito democratico e garantirebbe maggior collegamento tra via del Nazzareno, sede del partito di Renzi, e piazza Colonna, dove ha sede Palazzo Chigi. Ogni ipotesi di governo tecnico deve però passare proprio per Matteo Renzi, il quale non sembra disposto a cedere alla tentazione di dimissioni.

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GM