Referendum, ecco il sondaggio che fa paura a Matteo Renzi

Matteo Renzi (© Getty Images)
Matteo Renzi (© Getty Images)

Il referendum sulla riforma costituzionale pensata, voluta e difesa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi è ormai alle porte: il voto è in calendario il prossimo 4 dicembre. Per l’inquilino di Palazzo Chigi è però arrivata un’altra brutta notizia: secondo i sondaggi di Renato Mannheimer, partner di Eumetra-Monterosa, nelle ultime due settimane il fronte del “No” ha infatti guadagnato un altro punto e ora si trova addirittura al 55%, contro il 45% di chi dichiara l’intenzione di votare “Sì”. Secondo le ultime proiezioni, l’affluenza alle urne è data intorno al 50% (ma in questo caso, come noto, non è previsto il raggiungimento del quorum affinché la consultazione sia ritenuta valida). Non basta. Sempre secondo i numeri di Eumetra-Monterosa, la fiducia nei confronti del Premier Renzi è scesa negli ultimi dodici mesi di circa 15 punti percentuali, toccando il minimo storico del 24%. La causa principale risiede ancora una volta nella crisi economica. Per dirla con Mannheimer, “la gente soffre, sta male e tutti i dati Istat ci dicono che c’è pochissima fiducia per il futuro tra gli italiani”. C’è poi l’emergenza immigrazione a complicare ulteriormente le cose. “E’ un fenomeno distinto da quello del calo della fiducia nel premier, ma è crescente il numero di italiani che mostrano di avere timori per la presenza di immigrati nel nostro Paese”, sottolinea l’esperto. Da non trasurare, poi, i dati relativi alle intenzioni di voto: il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si attestano entrambi sul 30%, sorpassandosi a vicenda di settimana in settimana, a seconda dell’evolversi del quadro politico ed economico del paese.

Oggi, intanto, alla Leopolda Renzi ha chiamato i suoi alle armi in un affondo contro “i teorici della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri”, esortandoli a recarsi alle urne: “non urlate ma votate e fate votare”. Eppure la sinistra Dem, ancora più isolata dopo il sì di Gianni Cuperlo al documento sull’Italicum, non ha alcuna intenzione di farsi estromettere: Pier Luigi Bersani ha ribadito ai suoi che devono andarlo a “prendere con l’esercito” per lasciare il Pd. Per Renzi, invece, il merito della riforma passa in secondo piano. “Più che il bicameralismo paritario si tratta di superare l’atteggiamento rinunciatario di chi ci dice ciò che dobbiamo fare e cosa”, ha affermato il Premier rispolverando i toni del “rottamatore”. Il 4 dicembre i cittadini saranno chiamati a una scelta di campo “non tra due Italie, che è una e indivisibile, ma tra due gruppi dirigenti”: chi ha proposte e guarda al futuro e i “gattopardi” che frenano dopo aver fallito per 30 anni e che “se li chiudi in una stanza per avere un’idea non ne escono più”. Una cosa è certa: l’unità del partito oggi appare sempre più fragile.

EDS