56 rom “poveri” nascondevano un tesoro. Ora festeggiano

Campo nomadi di Roma (Websource/archivio)
Campo nomadi di Roma (Websource/archivio)

La Procura di Roma aveva indagato su 56 rom che vivevano in condizioni di apparente povertà ma che, dalle indagini portate avanti, si era scoperto possedere conti correnti per migliaia di euro. L’accusa nei loro confronti era quella di truffa al Comune per aver occupato in maniera illecita dei moduli abitativi assegnati dall’amministrazione, oltre che per appropriazione indebita finalizzata al riciclaggio e possesso ingiustificato di beni di valore. Invece il tutto si è concluso con un nulla di fatto: gli imputati sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste, secondo una sentenza del tribunale che ha accolto la richiesta del pubblico ministero. I conti correnti dei rom, ha stabilito il giudice, depositati in banca o alle Poste per un valore complessivo di 5 milioni di euro, non sono frutto dei reati contestati ma appartengono a loro stessi, senza che sia stato commesso alcun illecito. Ogni cosa posta sotto sequestro è stato immediatamente restituita e tutte le accuse sono cadute. Il gup Luciano Imperiali a suo tempo aveva paventato per i 56 nomadi una simulazione di indigenza atta a consentire loro di prendere possesso delle abitazioni a spese del Comune di Roma, in seguito agli sgomberi avvenuti a Via di Salone e Via Lombroso.

S.L.

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