“Ecco quanti sono i soldi destinati alla ricerca sui terremoti”

Renzi sul luogo del terremoto (Websource)
Renzi sul luogo del terremoto (Websource)

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) è l’organismo più importante e autorevole in materia di terremoti in Italia e mai come in questo periodo sta lavorando duramente per monitorare tutto ciò che sta accadendo sul nostro disastrato territorio. Oggi, dopo l’ennesima scossa superiore ai 4 gradi della Scala Richter registrata ieri nella zona di Macerata, ha parlato davanti alla stampa estera il presidente dell’Ingv Carlo Doglioni: “La sequenza sismica può durare a lungo e non si possono escludere nuovi eventi importanti. Abbassare la guardia può essere pericoloso”. Dopo questo avvertimento c’è stato spazio anche per la polemica: “Non ci sono soldi sufficienti per finanziare le attività scientifiche. L’esplorazione spaziale costa miliardi, mentre l’Ingv non ha finanziamenti per vivere”, ha aggiunto Doglioni riferendosi al fondo di 50 milioni all’anno destinato all’ente. “Quest’anno siamo in serissima difficoltà, al punto che non sappiamo come fare il bilancio. Riusciamo a pagare gli stipendi e a curare la manutenzione degli strumenti. Vorremmo – ha spiegato il presidente dell’Ingv – quell’extra che ci servirebbe per fare più ricerca, invece non riusciamo ad arrivare a fine anno”. Siccome molti in questi giorni si travestono da indovini e sostengono di poter prevedere i terremoti, Doglioni spiega: “Prevedere i terremoti resta un’impresa impossibile, ma si può dire dove – non quando – è più probabile che possa avvenire un sisma con una certa magnitudo. Alla luce di queste conoscenze, ha aggiunto, potrebbero essere integrate le attuali mappa della pericolosità sismica, che contiene i dati che definiscono quanto il territorio in cui viviamo sia soggetto agli effetti dei terremoti. Auspico che in futuro si possa aggiungere a questa carta anche le conoscenze relative alla stima della magnitudo. Alla luce delle conoscenze finora disponibili, si osserva che le aree nelle quali si osserva una deformazione minore sono quelle in cui la faglia sta accumulando una maggiore quantità di energia”.

F.B.