“Trifone e Teresa erano innamorati e sereni”

Trifone e Teresa (foto dal web)
Trifone Ragone e Teresa Costanza (foto dal web)

Va avanti il processo per l’omicidio di Trifone Ragone, 29 anni, e della sua compagna Teresa Costanza, 30 anni, avvenuto nel marzo 2015 a Pordenone, che vede sul banco degli imputati Giosué Ruotolo, in carcere perché considerato l’autore del duplice delitto. Oltre a Ruotolo, risulta coinvolta nella vicenda la sua fidanzata, Maria Rosaria Patrone, ventiquattrenne di Somma Vesuviana iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento. Nell’ultima udienza è stata chiamata a parlare la madre di Trifone Ragone, che ha detto ai giudici: “I ragazzi erano innamorati. Erano all’unisono. Noi eravamo contenti della loro serenità. Trifone ci fece conoscere Teresa a Pasqua del 2014. Lei mi disse che stavano avendo dei problemi con i coinquilini per le maggiori spese che avrebbero avuto con il trasferimento di Trifone nel nuovo appartamento. Consigliai loro di lasciare la caparra che avevano versato”.

La donna ha quindi raccontato di come subito dopo l’omicidio Giosué Ruotolo si presentò da lei vantando un credito nei confronti del figlio: “Gli ex coinquilini vennero in albergo da noi. Mi disse che mi ha fatto un ‘buco’, capii che parlava di un debito. Gli chiesi se era una somma rilevante. A quel punto intervenne un altro inquilino che disse di lasciar stare, che erano 20 euro e che Trifone gli aveva fatto tanti favori. Me ne dimenticai fino a quando venne fuori la notizia che c’era un coinquilino, indagato. Allora andai a vedere il contratto d’affitto e pensai che era il ragazzo dei 20 euro”. La donna ha quindi fatto riferimento al racconto di un altro coinquilino, che aveva parlato del movente: “Secondo noi, siccome Trifone aveva contatti con tante donne, magari qualche marito o magnaccione si è arrabbiato e li ha fatti fuori. Nessuno mi parlò di litigi tra Trifone e Giosuè”.

Le altre testimonianze

In aula anche un 24enne che si trovava sul luogo del delitto: “Stavo mettendo la borsa della palestra in macchina, tra il sedile del conducente e del passeggero quando ho sentito gli spari. All’inizio ho pensato che potessero essere degli spari, poi però ho accantonato subito l’ipotesi. Ho pensato fosse impossibile che qualcuno stessa sparando e ho pensato che fossero degli scoppi di petardi. Ho chiuso la portiera, mi sono seduto sul sedile del conducente e sono rimasto un paio di minuti nel parcheggio per leggere la mia busta paga. Non ho ricordo di aver notato nessuno. Nell’uscire dal parcheggio, un paio di minuti dopo mi è parso di vedere un’auto bianca, forse una Ka”. Il giovane è indagato per dichiarazioni reticenti e si è giustificato: “Non mi sono recato subito dagli inquirenti perché ho pensato che aver sentito qualcosa senza aver visto nulla non servisse a niente”.

Ascoltato anche Rosario Costanza, il papà delle donna uccisa, che si è detto convinto della colpevolezza dell’unico imputato. “Giosuè nella sua anima sa quello che ha fatto. Per questo non ha la forza di gridare. Sa di essere l’assassino, il colpevole. Non ci fermeremo mai fino a quando non avrà la giusta pena”. L’altro genitore, il padre di Trifone Ragone, ha messo invece in evidenza in un’intervista al settimanale ‘Giallo’: “Ho fatto entrare Ruotolo nella casa in cui mio figlio è cresciuto. Giosuè Ruotolo aveva fatto il picchetto d’onore insieme ad altri militari e quella sera volevo offrigli una pizza. Era il 25 marzo. Ricordo come se fosse ora che era armato: a ripensarci, avrebbe potuto spararci ed eliminarci tutti. Solo oggi che lo hanno arrestato mi sento al sicuro”.

TUTTE LE NEWS DI OGGI – VIDEO

GM