Uccisa e impalata, l’assassino: “Non sono dotato, quindi…”

Andrea Cristina Zamfir (foto dal web)
Andrea Cristina Zamfir (foto dal web)

 

Riccardo Viti (foto dal web)
Riccardo Viti (foto dal web)

E’ stato condannato a vent’anni anche dalla Corte di Assise di Appello di Firenze Riccardo Viti, l’idraulico di 55 anni che confessò di aver ucciso una rumena di 26 anni, Andrea Cristina Zamfir. Confermata dunque la condanna con rito abbreviato emessa dal gup David Monti un anno fa. In entrambi i processi, la difesa dell’uomo aveva spinto per la tesi dell’incidente, chiedendo così la derubricazione del reato in omicidio preterintenzionale o in omicidio colposo aggravato dalla colpa cosciente. Invece è arrivata la condanna a 20 anni per omicidio volontario aggravato sia in primo grado che in Appello.

Nel corso del primo processo, il pm Eligio Paolini, rappresentante la pubblica accusa, aveva chiesto l’ergastolo, descrivendo Riccardo Viti come “un sadico sessuale”, ma anche “un lucido calcolatore”. Secondo la pubblica accusa,”Viti sapeva che quello che faceva era pericoloso e che gli strumenti usati potevano provocare alle vittime lesioni gravissime”. Per Francesco Stefani, legale dell’uomo, invece, “Viti ha agito nella certezza che la pratica sado masochista non mettesse a rischio la vita di Andreaa”. L’idraulico aveva subito confessato l’omicidio: “Dopo che la ragazza ha cominciato a urlare, mi sono fatto prendere dal panico e non ho pensato ad estrarre il legno che le avevo spinto dentro con veemenza. Mi rendo conto di aver fatto una grossa sciocchezza”.

Riccardo Viti si era giustificato sostenendo: “Spiegavo alle ragazze che non essendo io dotatissimo dal punto di vista sessuale, le avrei penetrate con un bastone. Se la prostituita strillava, la lasciavo lì legata e nuda e scappavo per la paura”. Il macabro ritrovamento di Andrea Cristina Zamfir avvenne a maggio 2014: la 26enne era nuda e legata a un palo, in località Ugnano, nei pressi di una strada secondaria, sotto un cavalcavia dell’Autostrada del Sole, tra Firenze e Scandicci. Il cicloamatore che aveva rinvenuto il cadavere sostenne di averla trovata legata “a braccia larghe come se fosse crocifissa”. Subito spuntò l’ipotesi di un maniaco sessuale che agiva nella zona, supportata anche da altri episodi simili raccontati da alcune donne e la memoria collettiva era tornata per alcuni giorni ai delitti commessi dal mostro di Firenze, vista l’efferatezza dell’omicidio.

LO STRAZIO DELLA SORELLA ALINA

GM