Trump come Berlusconi, ma l’America non ci sta

Donald Trump (DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)
Donald Trump (DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)

La storia era cominciata diversi mesi fa, una campagna elettorale estenuante fatta di continui colpi di coda e un finale tutto da scrivere. Il mondo intero si è ritrovato tra le mani un libro da leggere e sorseggiare pagina dopo pagina. L’autore sembrava essere, manco a dirlo, Stephen King, con la sua scrittura tagliante, pronto come sempre a spezzare i fili del racconto per poi ricomporli nel finale.

Donald Trump e Hillary Clinton, due realtà a confronto in un film elettorale che sembrava avere la sapiente regia di Almodovar, un cinema dell’inquietudine insomma, dove non c’è eroismo, ma solo appiattimento. I due candidati, infatti, non hanno raccolto molte simpatie in giro per il mondo e per tutto il tempo c’è stata sempre la netta sensazione che si facesse il tifo per il meno peggio. Nel firmamento dell’opinione pubblica hanno cominciato a brillare anche le stelle di Hollywood, che si sono schierate liberamente con l’uno o l’altra. Alla fine però il grande giorno è arrivato e come sempre è stato un vero e proprio spettacolo, messo in piedi dalla macchina informativa statunitense. Come in ogni pellicola o romanzo che si rispetti non è potuto mancare però il colpo di scena finale con la vittoria a sorpresa del meno quotato Donald Trump. In America sono subito cominciati i paragoni tra il magnate americano e il nostro Berlusconi, entrambi, infatti, sono imprenditori costruiti dalla televisione, mandati in pasto alla politica e usciti vincitori dal conflitto. Gli statunitensi però c’hanno subito tenuto a mettere dei paletti e hanno paragonato il nostro sistema politico ad un circo. Intanto negli USA si festeggia o si piange (dipende dallo schieramento d’appartenenza) e si spera che Trump riesca a guidare il paese verso un futuro più radioso.

Antonio Russo