“Cosa si prova ad uccidere?” I serial killer rispondono così

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:06
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Richard Ramirez (websource/thesun.co.uk)

Una serie di rivelazioni svela quanto sia contorta la mente di famosi serial killer americani e cosa si prova ad uccidere una persona. David Berkowitz, serial killer americano accusato di otto omicidi e conosciuto con l’appellativo di Figlio di Sam, rivelò subito dopo aver ucciso una persona: “Cantavo mentre percorrevo la strada verso casa. La tensione e il desiderio di uccidere una donna erano talmente grandi che quando finalmente ho premuto il grilletto tutto è svanito, ma solo per un po’ di tempo”.

Ancora più inquietante Richard Ramirez, serial killer e stupratore che è stato condannato a morte per i suoi crimini. L’uomo ha rivelato un atteggiamento spavaldo ed insensibile verso la propria morte imminente. Dopo la condanna dichiarò ai giornalisti: “È un grosso problema. Andiamo sempre verso la morte. Ci vediamo a Disneyland”. Descritto dal suo avvocato come “la rappresentazione del male senza cuore”, il serial killer Ted Bundy aveva una considerazione dei suoi crimini decisamente sinistra. Era un necrofilo e prima di essere condannato a morte nel 1989 per 30 omicidi, rivelò: “Uccidere non è per desiderio e non riguarda la violenza. Si tratta di possedere. In quel momento sei come Dio!”. Edmund Kemper, serial killer che accoltellò anche sua madre, svelò tutti i suoi conflitti psicologici in una frase: “Una parte di me mi diceva “mi piacerebbe parlare con lei, uscirci”. L’altra parte di me diceva “chissà come potrebbe apparire la sua testa in un bastone”. Un’altra parte mi chiedeva come le sue mani potessero apparire se fossero delle aragoste”. Infine David Parker Ray, conosciuto anche come Toy Box Killer, è divenuto famoso per aver torturato le sue vittime in una roulotte insonorizzata. In un video registrato per uno dei suoi obiettivi rivelò: “Non mi piace uccidere le donne che portiamo qui, ma a volte succede. Cosa posso farci?”

C.C.