”La nostra prima notte nelle baracche sotto zero”

(Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
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La prima forte scossa di terremoto nel centro Italia risale ormai a due mesi e mezzo fa. Quel primo, devastante terremoto che colpì nel cuore della notte, fece quasi trecento morti. Due settimane fa, invece, c’è stata la seconda fortissima scossa che ha fatto crollare, tra le altre, la basilica di Norcia, e, soprattutto, ha causato lo sfollamento di circa 20 mila persone, trovatisi all’improvviso senza casa. Tutti quanti ora costretti a vivere nelle tende costruite apposta per loro, in attesa che si possa ricostruire tutto. E ora che è arrivato il freddo ed il gelo la situazione si fa sempre più drammatica. Alcune di queste persone, ora raccontano il loro calvario.

Davide e altri undici abitanti di Norcia, per esempio, dormono in una tenda piena di buchi e tentativi di rattoppo. ”Ce l’hanno regalata degli amici. È una fortuna, altrimenti non sapremmo come fare – dice uno di loro -. Le temperature sotto lo zero? Abbiamo tre stufette a ventola elettriche, seppur con un rumore fortissimo che spesso nemmeno accendiamo”. Tutto intorno un groviglio di cavi e prese elettriche sul telo di plastica del pavimento dove quando piove arrivano acqua e fango. Situazione pericolosissima. A Frascaro, frazione di Norcia, c’è Daniela Valeri che vive con una trentina di persone nella parte bassa del paese. La ragazza dorme con il marito e le tre figlie nel giardino di casa in una vecchia roulotte acquistata pochi giorni fa a 1200 euro. Il resto del paese, compresi tre disabili, dorme in tenda. ”Ne avevano montata una indecente, con un odore irrespirabile, sporca, umida, piena di muffa – racconta Daniela -. Dopo le proteste ne hanno montata un’altra. Giusto in tempo per l’arrivo del freddo. Peccato che non funzioni il riscaldamento. Da due notti gli ospiti della tenda dormono nella «baracca» destinata a mensa sociale. Mettono via i tavoli e portano i letti. Al mattino riportano in tenda i letti e apparecchiano per avere un posto dove stare insieme durante i pasti. Siamo in piena autogestione. Si va avanti grazie agli aiuti dell’Italia intera che sta facendo a gara per donare tutto quello che può e nonostante le lentezze e le rigidità della burocrazia”.

Laura Rossi, infine, vive a Savelli, un’altra frazione di Norcia. La sua casa è inagibile, ora vive in una baracca in mezzo ai campi. ”Fino a qualche tempo fa ci viveva uno slavo – dice -. Quanto tempo ancora vivremo così? Non so, stiamo cercando una casa in affitto”. In questa baracca vivono in 5: lei, il marito e tre figlie. Il riscaldamento è una stufa a legna, una bomba tossica. Il bagno fino a due giorni fa è stato una baracca vicina, la stalla delle pecore. La stanza della colazione è ancora oggi la terza baracca, che usano anche come magazzino viveri. Situazioni davvero drammatiche nel centro Italia. Peraltro, nella notte, sempre in quelle zone del centro Italia c’è stata un’altra forte scossa di magnitudo 4 che contribuisce ancor di più alle paure di queste persone che da due mesi e mezzo stanno facendo i conti con il terremoto.

M.O.