Fortuna Loffredo (foto dal web)

Fortuna Loffredo (foto dal web)

Ancora importanti novità nel caso della piccola Fortuna Loffredo, la cui morte è avvenuta nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014. In queste ore, infatti, è spuntato un misterioso testimone che a televisioni e giornali ha raccontato una nuova versione dei fatti: “Il punto dove si sarebbe schiantata la bambina non è quello dal quale sono partite le indagini” – ha dichiarato l’uomo – “Io, una signora che quella mattina del 24 giugno del 2014 stava stendendo il bucato, un ragazzo che si trovava sul balcone di casa a fumare e un altro uomo, all’unisono, abbiamo notato che il corpicino di Fortuna, immobile sul selciato, era a quattro-cinque metri più a sinistra di dove è stata poi disegnata la sagoma dai carabinieri. La posizione del corpo era parallela al muro dell’Isolato, con la testa rivolta verso l’interno del cortile e i piedi”.

Tale versione dei fatti smentirebbe così la perizia dei Ris di Roma, che hanno individuato il punto del terrazzo dal quale è stata lanciata nel vuoto la piccola, anche attraverso le testimonianze di alcuni che dicono di aver visto un uomo portare via dal punto dove era caduta Fortuna Loffredo, per soccorrerla. Inoltre, la nuova posizione del corpicino escluderebbe anche la precipitazione nel vuoto, sia dal terrazzo che da una delle finestre. A supporto della nuova tesi, ci sono anche affermazioni datate di Vincenzo Guardato, il nonno materno di Fortuna Loffredo, il quale immediatamente dopo la scoperta del corpicino agonizzante della bambina spiegò che a suo avviso la nipotina era stata uccisa in qualcuno degli appartamenti dell’Isolato 3, poi trasportata dal suo assassino.

Nelle scorse settimane, Raimondo Caputo, in carcere perché accusato di essere l’orco che l’ha lanciata nel vuoto dal terrazzo dell’ottavo piano, è stato rinviato a giudizio. A giudizio anche la convivente dell’uomo, Marianna Fabozzi, che è in carcere accusata di non aver impedito violenze sessuali contro una delle figlie. Il processo comincerà l’8 novembre davanti alla Quinta sezione della Corte d’assise di Napoli. Raimondo Caputo, che tutti conoscono come Titò, aveva accusato dell’omicidio proprio la compagna: “Non sono stato io a gettare Chicca di sotto, è stata la mia compagna“. Queste le accuse che aveva mosso: “L’altra volta non ho ricordato bene. Con tutti questi medicinali che mi danno, perdo i colpi. A gettare giù quella bambina sono state Marianna e la figlia. Ma non so dirvi ancora il motivo giusto. Forse perché tra Marianna e la mamma di Fortuna c’era amicizia solo in apparenza, ma in realtà la mia convivente non la poteva soffrire”. Intanto, proseguono le indagini per il decesso di un altro bambino, Antonio Giglio, figlio proprio della Fabozzi e morto in circostanze simili 14 mesi prima di Fortuna Loffredo.

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GM