“Terremoto? Il peggio è passato”, ma la terra trema ancora

(Giuseppe Bellini/Getty Images)
(Giuseppe Bellini/Getty Images)

“Partendo dall’anno Mille (con poche notizie almeno dell’anno mille per la verità, e molte di più per il periodo successivo) e andando in avanti fino ai giorni nostri, valutando i terremoti che si sono registrati nel sistema di faglie che va da Colfiorito (provincia di Perugia in Umbria) fino a L’Aquila (Abruzzo), l’energia sismica che ci si attendeva venisse sprigionata avrebbe ormai esaurito le sue soglie massime (mainshock, cioè la magnitudo massima: 24 agosto 6.1, 26 ottobre 5.9 e 30 ottobre 6.5, ndr) scemando in uno sciame sismico che potrebbe avere anche picchi di magnitudo massima 4.0”, così parlava, appena due giorni fa, intervenendo a un convegno, il docente di geologia dell’Università di Camerino, Emanuele Tondi.

Il professore, che è anche sindaco di Camporotondo di Fiastrone, comune del maceratese duramente colpito dal sisma, ha poi spiegato: “La consapevolezza dei cittadini può spingere le amministrazioni pubbliche a spendere risorse economiche sul tema del rischio sismico e quindi sulla prevenzione che i suoi effetti possono produrre in termini di salvaguardia di vite umane e sicurezza degli edifici sia pubblici che privati”. Emanuele Tondi ci tiene a fare una distinzione: “La pericolosità riguarda la zona geografica e morfologica del posto nel quale si vive, il rischio è invece l’effetto che si può avere se non si adottano misure per rendere edifici e reti di servizi primari idonei a resistere all’onda sismica”.

Il geologo cambia poi prospettiva e avverte: “Il sistema di faglie potrebbe anche mettersi a riposo e lasciarci in pace per un bel po’ di tempo, cosa che non poteva essere detta sicuramente prima degli ultimi eventi di fine ottobre. Questo però non significa che in Italia centrale non possa verificarsi un altro terremoto di magnitudo anche importante, il sistema di faglie è grande, la zona ampia e un altro terremoto (magari non così forte come quello del 30 ottobre) non cambierebbe di molto il bilancio energetico”. Infine sottolinea: “Mai detto che non possa verificarsi un terremoto superiore a magnitudo 4,0”.

Infatti, prosegue lo sciame sismico nella zona duramente colpita dai devastanti terremoti del 24 agosto prima, con epicentro nella zona di Amatrice, che ha provocato quasi 300 vittime, e di fine ottobre poi tra Norcia e l’Alto Maceratese. Inoltre, nel pomeriggio di oggi, esattamente alle 17:14, si è verificato un terremoto di magnitudo 4.4 con epicentro Capitignano, in provincia di L’Aquila, una zona che – spiega l’Ingv – è collocata “5 chilometri a sud rispetto al limite più meridionale del cluster di questa estate”. Rileva il sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica (Ingv) Alessandro Amato: “In questa zona avevamo registrato già una certa sismicità all’altezza del lago di Campotosto. Interessa un’altra struttura, la stessa area che fu colpita da una violenta scossa superiore a magnitudo 5 il 9 aprile 2009, pochi giorni dopo il terremoto dell’Aquila. Non possiamo sapere se ci sarebbe stata ugualmente la scossa di oggi se non ci fossero state quelle di agosto e ottobre. È probabile comunque che, avendo oltretutto un meccanismo simile, il terremoto nel centro Italia abbia contribuito ad attivare questa nuova sequenza”.

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GM