Il figlio è morto…ma è ancora a casa: ecco in che modo

(Websource/thesun.co.uk)
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Una donna ha deciso di rendere immortale il proprio figlio morto di cancro attraverso una “reborn doll”, ovvero una bambola a sua immagine e somiglianza. Betty Bading, australiana di 65 anni, ha scoperto l’arte delle bambole di porcellana quando aveva poco più di 20 anni. La donna vantava una collezione di 30 bambole dipinte a mano, prima che un incendio della sua abitazione distruggesse gran parte del suo lavoro e la inducesse ad abbandonare la sua passione. E’ stato circa due anni fa, quando il figlio trenanovenne Greg ha scoperto di avere il linfoma di hodgkin, che Betty ha riscoperto l’amore per le bambole. In quello che è stato un ultimo tributo al figlio scomparso, Betty ha infatti ordinato una bambola dalle sembianze del compianto Greg quando era soltanto un bimbo. In questo modo la donna può nuovamente abbracciare il figlio scomparso ogni volta che vuole.

Meglio delle foto

La donna, madre di 5 figli, conosce alla perfezione le sensazioni che si provano quando si è malati di cancro, avendone avuto uno al seno e scoperto curiosamente grazie al proprio gatto: “Un giorno il gatto si è messo a strusciare contro il mio seno. Una cosa parecchio strana considerando che non era mai stato affettuoso con me. Un successivo controllo mi portò alla scoperta del tumore”. La malattia ed il figlio Greg, in uno strano intreccio del destino, furono fondamentali nella riscoperta della passione per le bambole: “Io e mio marito vivevamo con Greg quando era in cura. Io avevo appena concluso la mia terapia per il tumore al seno oltre ad aver appena avuto un ictus, quindi non ero la solita Betty. Così mio figlio mi ha spinta a riscoprire la mia passione per le bambole. E’ in questo modo che ho scoperto le Reborn dolls. Hanno le sembianze di bambini e puoi farle personalizzare in modo che assomiglino ai tuoi cari. Ne ho ordinata una che fosse identica a Greg da bambino e quando l’ha vista ne è rimasto entusiasta anche lui. Ora che non c’è più, mi conforta avere questa bambola”.

Come fossi una bambola…

Anche Greg era genitore, essendo padre di 5 figli, ma a differenza della madre ha perso la propria battaglia contro la malattia. Non prima però di aver riacceso in lei la passione sopita: “Un giorno prese il computer e mi mostrò come creare un gruppo su Facebook per appassionati di bambole. Ne creammo uno in cui la gente avrebbe potuto postare i propri lavori e venderli o comprarli. Fu proprio lì che vidi una bambola somigliante a mia figlia Lynette: diedi all’artista delle sue foto e ordinai una bambola a sua immagine e somiglianza. Lo stesso feci con Greg, che fu molto entusiasta del mio acquisto”.

Emozioni

Oggi Betty vanta una collezione di circa 40 bambole, che la donna ha iniziato anche a portare in una casa di cura della zona per una vera e propria terapia: “Molte delle persone soffrono di demenza senile e sono molto sole. Piangono di gioia quando stringono tra le braccia le bambole: alcuni hanno reazioni negative, ma la maggior parte di loro le ama. Tengono in braccio le bambole e cantano loro la ninna nanna, perché ricordano loro quando al posto delle bambole c’erano i loro figli”. Pur riconoscendo la proprietà terapeutica delle sue bambole, Betty non tende a trattarle come esseri umani: “Non le tratto come veri bambini come fanno alcuni dei pazienti della casa di cura. Per me restano delle bambole, ma devo ammettere che mi hanno aiutato molto a combattere la depressione dopo la scomparsa di Greg”.

S.L.

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