La famosa cantante se ne va, malattia fulminante

Alessia Pugliatti (Facebook)

E’ morta la sera del 31 dicembre dopo una malattia fulminante che non le ha dato scampo e se l’è portata via nel giro di pochissimo tempo. Alessia Pugliatti era una cantante molto nota soprattutto in Veneto, famosa anche per il suo attivismo sociale. La donna, 41 anni, era originaria di Messina, ma in giovane età si era trasferita a Venezia. Cantante per diverse band aveva anche assunto il nome d’arte di Mama Africa, perché il continente nero era la sua passione. A riprova di questo si era sposata nel 2015 con l’ivoriano Bakari Kone. Trale varie attività per le quali si era fatta notare ricordiamo il suo ruolo di referente per il padiglione del Portogallo della Biennale di Venezia, le serate al Vapore di Marghera all’interno di eventi di cucina collettiva e l’attivismo sul fronte della parità dei diritti a favore della uguaglianza di genere. Inoltre faceva parte dell’associazione Libera la parola, che si occupa dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Da qualche anno era la voce solista delle Women back from Hollywood, un gruppo composto da sette donne.

Tantissimi i messaggi di cordoglio giunti sulla sua pagina Facebook. Tra i più toccanti riportiamo quello della sua amica d’infanzia Simona Castanotto: “La prima volta che ti ho vista, portavi un grembiule nero e mi guardavi di sottecchi nel cortile della scuola; il mio era blu, di grembiule, e non avevo certo più coraggio di te. Mi ricordo, anni dopo, ai tempi del liceo, di grandi sciarpe che ti coprivano il viso, fin su agli occhiali rotondi, alla Lennon…oh, ‘sto Lennon! Niente trucco, una massa di capelli ricci e ribelli, indossavi con pudore quella tua risata contagiosa. Ti spuntava una fossetta profonda quasi sullo zigomo, tonda tonda. Proprio non so come abbiamo iniziato a costruire un piano per partire… ma so che quel giorno, alla stazione, un respiro profondo e hop, siamo saltate sullo stesso treno, stringendoci la mano per innumerevoli, oniriche fermate…
La Serenissima ci ha fatto sbocciare, ognuna a modo suo, uguali e diverse, tu gli occhiali nel cassetto e due fari grandi e tanto belli, profondi come lo Stretto e intensi come la laguna di notte . Via la sciarpa e in su le poppe, generose e materne come solo Venezia sa essere con i suoi figli naturali e adottivi, la risata infine un po’ più decisa, a sottolineare il tuo diritto all’esistenza in questo mondo. La nostra casa, che fino a oggi aveva assunto contorni sbiaditi, adesso la potrei disegnare. Sai, l’ho riempita di facce, occhi, nasi, bocche, la musica di Toquinho e tutta una fila di matti che ti portavi dietro, perché il tuo cuore era grande. […] Quella mano che ci siamo date sul treno te l’ho tenuta quasi fino alla fine…ora ti prego, stringi tu la mia, per sempre, e non lasciarla mai più”. 

F.B.
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