“Siamo vicini ad una cura per il cancro”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:26
Fusi e Fanelli (foto dal web)

E’ una vicenda annosa quella di Vieri Fusi, chimico fiorentino di 55 anni, e Mirco Fanelli, patologo originario di Falconara Marittima di 47 anni, due studiosi dell’università Carlo Bo di Urbino, i quali grazie alla loro collaborazione sarebbero giunti risultati molto promettenti: una molecola che in teoria potrebbe indurre al “suicidio” le cellule tumorali. “Abbiamo iniziato nel 2008 nel Consiglio di laurea di Biologia a Urbino”, dice Fusi. “Ci siamo trovati subito: eravamo tra i pochi che dicevano sempre quello che pensavano. E così un giorno ci siamo detti: ‘perché non fare qualcosa insieme?’ Nel mondo accademico si parla molto di sinergie, ma quando nasce un piccolo progetto muore quasi all’istante”.

Il chimico prosegue: “Nell’Accademia italiana, e non lo diciamo solo noi, ognuno pensa al proprio orticello ed è complicato iniziare a cooperare per un obiettivo comune. Noi abbiamo messo da parte i timori di poter perdere qualcosa del nostro “orto” , facilitati dal provenire da ambiti scientifici diversi, e ci siamo uniti. L’unione fa la forza no?”. Fusi spiega poi quale sia la sua formazione accademica: “Ho studiato a Firenze, nel gruppo del professor Francesco Paoletti. Mi occupavo di risonanza magnetica nucleare (NMR), ma dopo qualche tempo finì la convenzione con il Cnr per l’utilizzo di questo particolare strumento. Venni a sapere che qui c’era uno strumento analogo e così iniziai a fare la spola tra le due città. Prima per un giorno a settimana, poi per più tempo. Iniziai a tenere le prime lezioni e così, nel gennaio 1995, dopo aver fatto il Dottorato di Ricerca a Firenze, ho vinto il posto di Ricercatore qua ad Urbino”.

Totalmente diversa l’esperienza di Fanelli: “Sai dov’ero io nel gennaio ’95? Finivo il militare dopo essermi laureato a Camerino, non avevo un dottorato e lavoravo gratis, come molti di noi hanno fatto, ad Ancona. Lavoravo come cameriere nel fine settimana per mantenermi. In laboratorio un giorno aprii “Nature“, una delle più importanti riviste scientifiche. In fondo ci sono sempre gli annunci di posizioni aperte in tutto il mondo e lì trovai un’inserzione dell’Istituto nazionale tumori di Milano (INT) a cui risposi immediatamente. Ho fatto due colloqui a Milano, tra cui uno con il professor Pelicci, incontro che ha svoltato la mia vita. A Milano, tra le altre mille straordinarie esperienze positive, sono stato anche a un passo dall’espulsione perché accusato di aver rubato alcune fiale di anticorpi. Si scoprì alla fine, grazie al supporto del prof. Pelicci, che ognuno dei ricercatori (erano più di 100) si era fatto la propria riserva personale. Un’esperienza negativa ma, ripensandoci, mi ha insegnato molto. Finiti i cinque anni, ho fatto un anno di tecnico a Camerino e nel 2002 ho iniziato a Urbino come ricercatore: per me un sogno che diventava realtà”. Fusi insiste: “Ho sempre sognato di fare questo mestiere, anche se i miei genitori provengono da materie umanistiche. Mio padre diceva ‘la scuola media superiore ti lascia un sacco di tempo libero, riflettici’. Ma io non ne volevo sapere. Preferivo prendere 800mila lire al mese e fare il ricercatore, piuttosto che prenderne 1 milione e 600mila e insegnare a scuola”.

Nel 2010, i due hanno scoperto le proprietà curative di alcune molecole ottenute mediante modificazione chimica del maltolo, che potrebbero essere utilizzate per lo sviluppo di nuove terapie perché sembrano poter inibire lo sviluppo dei tumori. Molti hanno subito pensato che qualcuno stesse mettendo i bastoni tra le ruote ai due ricercatori e i soliti teorici del complotto hanno immediatamente dato la colpa alle case farmaceutiche. In realtà nulla di tutto ciò è vero. La verità è che la loro ricerca al momento non ha prodotto ancora risultati definitivi e che non è ancora pronta per essere testata sull’uomo. Lo spiega proprio Mirco Fanelli che risponde in questo modo anche ad un video che circola sul web di un sedicente giornalista che ricama sulla vicenda inventandosi la teoria del complotto: “Mi stanno arrivando un sacco di richieste di amicizia, e di spiegazioni in merito alle nostre ricerche, ovviamente a causa del video che sta girando sul web. Se da un lato sto accettando tutte le richieste ……. dall’altro non mi sento più in grado di rispondere a tutti i messaggi privati. Se solo il presunto giornalista sapesse quanta sofferenza c’è dietro il termine cancro, forse non prenderebbe alla leggera questo argomento e farebbe a meno d’illudere tanta gente. Noi facciamo del nostro meglio, come tanti in Italia e al Mondo, con pazienza, dedizione e serietà. Questo il solo nostro merito, insieme alla forza di non aver chiesto mai nulla e creato chissà quale business. La classe di molecole che stiamo studiando ha dato risultati incoraggianti ma non siamo ancora in grado di prevedere se potremo testarle sui pazienti: al momento la ricerca è in una fase sperimentale di laboratorio. Non esiste inoltre alcuna strategia contro la nostra attività di ricerca, sono cose inventate dall’ipotetico giornalista del video (che non abbiamo mai incontrato). Fate girare questo…..invece di quel video. Grazie”.

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GM