Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri (foto dal web)

Non vi sarebbe alcuna relazione tra la morte di Gianna Del Gaudio, 63 anni, la donna che è stata uccisa a fine agosto nella sua casa, una villetta di via Montecampione a Seriate, nel bergamasco, per la quale è indagato il marito Antonio Tizzani, e il delitto di Daniela Roveri, 48 anni, trovata morta sul pianerottolo della sua abitazione,  in un condominio a Bergamo, nel quartiere Colognola, uccisa a coltellate. Lo sottolineano gli inquirenti che stanno compiendo le indagini sui due omicidi. L’idea che i due omicidi potessero essere collegati era stata avanzata in primis proprio da Tizzani che, forse per spostare l’attenzione degli inquirenti da sè, con queste parole aveva iniziato ad insinuare il dubbio: “Io non vorrei che qui ci scappasse il terzo morto. Sono cinque mesi che lo dico. Qualcuno sta dicendo altre cose, ma io dico che se ci sarà il terzo morto, poi qualcuno ce l’avrà sulla coscienza. Che i carabinieri facessero presto”.

Sebbene, infatti, entrambe le donne siano state uccise con un taglio alla gola ed entrambe siano state aggredite alle spalle nell’androne di casa, sarebbe molto diversa la natura della ferite, il che confermerebbe che non sono state uccise dalla stessa mano assassina. Nello specifico, l’autopsia su Daniela Roveri, che lavorava a San Paolo d’Argon ed era un’importante dirigente d’azienda, ha messo in evidenza un solo taglio mortale al collo, con un tratto più orizzontale e molto profondo, tanto da lesionare la vertebra. L’arma usata sarebbe inoltre di grosse dimensioni.

L’insegnante 63enne, invece, di tagli ne aveva due, dei quali uno al mento. Inoltre, per l’omicidio della donna le indagini si concentrano su un taglierino con lama cutter, su cui ci sarebbero tracce biologiche sia del marito che della vittima, ma Antonio Tizzani ha più volte sottolineato: “Mai visto quel taglierino, viene da fuori, noi non ne abbiamo mai visto in casa uno così”. Per gli inquirenti, Gianna Del Gaudio prima di essere sgozzata sia stata minacciata dal suo assassino. Il fendente al collo avrebbe poi un tratto diagonale. L’ipotesi di una mano unica dietro ai due delitti era stata avanzata proprio da Antonio Tizzani.

 

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GM