Farmaci come fossero caramelle, la tragedia è inevitabile

(Websource/metro.co.uk)

Nessuna emozione, non un cenno di pentimento né un’ombra di rimorso. John Rytting è rimasto freddo e imperterrito durante la sentenza che ha condannato lui e la sua compagna, Michala Pyke, a 13 anni di carcere per l’uccisione della povera Poppy Widdison. Neppure quando il giudice Jeremy Richardson ha detto loro che erano “responsabili di una colpa enorme, quella di aver distrutto la vita di una ragazzina graziosa e vivace”. “Sarà…”, si è limitato a rispondere Pyke. Lo stesso giudice ha fatto notare che il nesso tra il nome della bimba (Poppy, appunto) e la tossicodipendenza dei suoi genitori non era casuale. “Poppy è nata tossicodipendente – ha detto – e voi avete gettato vostra figlia nell’abisso della droga”. Quanto a Pyke, il magistrato l’ha definita senza mezzi termini una donna “malvagia e manipolatrice, inadatta a fare la madre”. Non a caso la giuria ha ritenuto che i due fossero colpevoli di tutti i capi di imputazione a loro carico.

La donna è stata ritenuta responsabile della morte della figlia di 4 anni, provocata dall’assunzione di sedativi indotta da lei stessa, la quale riteneva che la bambina fosse un inconveniente per la relazione con il proprio partner. Michala Pyke e John Rytting sono due spacciatori, ed entrambi permettevano alla piccola Poppy Widdison di poter prendere liberamente dei farmaci oltre ad alcune sostanze stupefacenti come diazapam, eroina, metadone e ketamina, il tutto anche a sei mesi dalla morte della piccina, avvenuta a Grimsby, in Inghilterra. I due sarebbero dovuti comparire in un tribunale di Hull per rispondere alle accuse di crudeltà ai danni della bimba oltre che per aver compiuto dei reati legati alla droga, ma il giudice Richardson ha rinviato la causa, dicendo che aveva bisogno di tempo per riflettere. Poppy è morta nel giugno del 2013 dopo aver subito un arresto cardiaco nella squallida casa di John Rytting in cui diversi farmaci erano lasciati in giro incustoditi.

Inaudito

Un esame post-mortem non ha potuto stabilire la reale causa del decesso, ma gli esami tossicologici effettuati sul sangue e sui capelli della bambina hanno rilevato tracce di diversi tipi di droghe e hanno mostrato in maniera inequivocabile come la poveretta fosse stata esposta ed abbia ingerito notevoli quantità di eroina e metadone per un periodo compreso tra due e sei mesi prima della sua morte. David Gordon, un inquirente, ha affermato al processo che i due imputati parlavano spesso di sostanze stupefacenti nei messaggi che si scambiavano e che per Michala Pyke vedeva Poppy come un inconveniente che condizionava in maniera negativa la sua relazione con Rytting. Katherine Goddard, avvocato difensore della Pyke, ha dichiarato che la sua cliente ha dovuto affrontare il fatto che Michala deve ora fare i conti con la consapevolezza di essere responsabile della morte di sua figlia, e la descrive come una persona danneggiata e tormentata.

Scaricabarile

Il legale ha aggiunto: “Poppy era stata allevata sostanzialmente con cura fino a quanto Michala Pyke non ha cominciato la relazione con John Rytting. Da allora la vita è diventata più difficile. Si è trattato di un rapporto ‘tossico’ in ogni senso della parola e dal quale è emerso il peggio di Michala”. Come attenuante per Rytting, è stato riconosciuto che il compito di controllare la piccola Poppy spettava alla madre e che la bimba ha ingerito dei farmaci prescritti alla donna. Il suo legale contrabbatte sostenendo che due di essi però erano stati prescritti solo a Rytting, il quale ha una serie di diversi precedenti penali, tra cui arresti per furto e lesioni personali gravi. Michala Pyke, 38 anni, è stata accusata di crudeltà infantile ed abuso emotivo oltre che di possesso di sostanze stupefacenti, John Rytting, 40 anni, è stato invece condannato per importazione di farmaci e possesso e spaccio di droga.

S.L.-E.D.S.

 

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