Rigopiano: “Ho lanciato l’allarme, ma nessuno mi credeva”

L’hotel Rigopiano travolto dalla Slavina (foto dal web)

Si scava tra le macerie dell’Hotel Rigopiano, travolto da una slavina causata da neve e terremoto: nelle ultime ore, un quarto corpo è stato individuato, ma non ancora recuperato. Al momento, dunque ci sono tre cadaveri estratti da sotto le macerie, due soli sopravvissuti e una trentina di dispersi. La località peraltro era meta di diversi vip, tra cui Barbara D’Urso, che nelle scorse ore ha postato un ricordo di quell’albergo su Instagram. L’allarme era scattato a qualche ora dal terremoto, ma solo nella notte i soccorritori, muniti di sci, sono giunti sul luogo, molto isolato.

Proprio i soccorritori, Vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza, medici, paramedici e volontari della Protezione Civile, raccontano di essere arrivati lì dopo ore di marcia, alcuni addirittura dopo una ventina di ore. A quel punto, i pompieri rilevano che “la situazione è drammatica. L’albergo è stato spazzato via, è rimasto in piedi solo un pezzetto”. Davanti a loro “tonnellate di neve, alberi sradicati e detriti che hanno sommerso l’area dove si trovava l’albergo”. Vedono “materassi trascinati a centinaia di metri da quella che era la struttura“, mentre le unità cinofile non rilevavano nulla.

Tutto ha inizio ieri mattina alle nove, quando sul profilo Facebook dell’Hotel Rigopiano si legge di problemi alle linee telefoniche. Un’ora e mezzo dopo la prima di quattro devastanti scosse, nel mentre qualcuno scrive: “Aiuto, moriamo di freddo”. Da lì a poco, la slavina, ma l’allarme arriva solo ieri alle 18: a lanciarlo Giampiero Parete, unico sopravvissuto insieme a Fabio Salzetta, a uno scenario apocalittico. L’uomo, che sotto le macerie ha perso molto probabilmente la moglie e due figli, scrive: “C’è un hotel completamente isolato in una frazione di Penne”.

I primi soccorsi

Parte la macchina dei soccorsi: “La situazione è estremamente problematica – dice alle due di notte il delegato alpino del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) Abruzzo, Antonio Crocetta – Non so bene a che distanza siamo, credo 5 o 6 chilometri. Ci sono tre o quattro metri di neve. Ora la mia squadra e quella della Guardia di finanza proseguiranno a piedi, con gli sci”. Aggiunge il maresciallo della Gdf, Lorenzo Gagliardi: “Abbiamo dovuto utilizzare gli sci d’alpinismo per scavalcare i muri di neve. In alcuni punti non si vedeva neanche dove fosse la strada”. I soccorritori iniziano a darsi il cambio e chi scende riferisce ai presenti: “Non c’è più niente lassù”.

L’accusa: “Ritardo nei soccorsi”

Nel frattempo, Quintino Marcella, titolare di un ristorante a Silvi e amico di Giampiero Parete, denuncia il ritardo nei soccorsi: innanzitutto dei mezzi spazzaneve, che sarebbero dovuti arrivare all’Hotel Rigopiano alle 15, poi alle 19 e infine non sono arrivati più. Sottolinea l’uomo di aver lanciato l’allarme poco dopo le 17.30, quando sul suo cellulare arriva, via Whatsapp, la chiamata disperata del suo cuoco, Giampiero Parete. Chiama in Prefettura: “La signora mi risponde in maniera ‘particolare’ e dice ‘Guardi, ho chiamato due ore fa l’albergo ed era tutto a posto’. Non mi ha voluto prendere sul serio la mia versione”.

Disperato, il ristoratore chiama “118, 112, 115… ho impazzito il mondo” dice. Solo alle 20, finalmente, la macchina dei soccorsi si muove: “Dopo mi hanno creduto. Mi hanno fatto le domande. Io sentivo il mio amico via messaggi… Continuava a dire aiuto e che ‘gli altri sono tutti morti’, ma io non so se è vero. Mi ha detto ‘Ho perso tutto’. Mi auguro che Gesù sia grande e li ritrovino vivi. Purtroppo la macchina dei soccorsi è partita con due ore di ritardo”.

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GM