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Al policnico Gemelli di Roma tengono il fiato sospeso e le dita incrociate per lei. Perché è lì che Valentina Cicioni, l’infermiera originaria di Mentana rimasta vittima della tragedia del Rigopiano, aveva imparato a farsi apprezzare e amare da colleghi, superiori e pazienti. L'”angelo della sala”, così la chiamavano tutti. Gentile, attenta, paziente: condensava in sé tutte le migliori qualità richieste dal ruolo che occupava. 32 anni, assistente al Blocco operatorio, al primo piano dell’ospedale romano, due anni fa aveva ottenuto la promozione tanto attesa e da allora il suo gruppo di lavoro era diventato una vera famiglia.

Il marito di Valentina, Giampaolo Matrone, 33 anni, già individuato dai soccorritori venerdì pomeriggio, è stato recuperato nella notte. Ora è in ospedale, a Pescara, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico per le ferite riportato al braccio destro. Non è in pericolo di vita. La sorte di sua moglie, invece, è ancora avvolta nel mistero. “L’aspettiamo a braccia aperte”, dicono oggi i suoi colleghi, interpellati dal Corriere della Sera, “perché è davvero così, noi infermieri e assistenti siamo davvero una famiglia: dovevate vederla com’era contenta di partire per la montagna, l’aveva detto a tutti, vado a festeggiare il mio anniversario di matrimonio…”. Con il suo Giampaolo. Avevano lasciato la loro bimba, di 5 anni, ai nonni, e via per una delle rare vacanze che si concedevano. “Lei, poi, era disponibile con tutti, tutti”, sottolinea Maurizio Zega, responsabile del servizio infermieristico. “Sono girate tante notizie… Prima tante speranze ma poi venivano smentite: io vorrei solo dire a lei e alla sua famiglia che noi siamo qua e continuiamo ad aspettarla a braccia aperte”. “Forza Valentina, noi ci crediamo fino alla fine”, gli fanno eco Maria Lucia, Monica e le altre colleghe. “Il fratello di Giampa ha detto che non hanno smesso di sperare”. Già: possiamo – e dobbiamo – crederci fino all’ultimo.

EDS