“Il mio corpo stava uccidendo la vita che portavo in grembo”

Laura Wilson e la sua bimba (foto dal web)

Laura Wilson soffre di una rara sindrome, la neonatale alloimmune trombocitopenia (o NAIT), una malattia che fa percepire ai suoi anticorpi il feto come un invasore nocivo. Per questa ragione, questi stavano “uccidendo” la piccola che la giovane donna portava in grembo. Già in occasione della nascita del suo primogenito Raife, che ora ha 3 anni, la 28enne aveva avuto dei problemi e aveva manifestato tutti i sintomi della malattia, che ora con il la seconda gravidanza sembravano essersi aggravati.

Per tale ragione, Laura Wilson è dovuto ricorrere a una terapia mirata e a 8 mesi di gravidanza trascorsi a letto la 28enne e suo marito per vedere nascere la sua secondogenita, che ora ha cinque mesi e – anche se venuta al mondo sottopeso e con una serie di problemi – oggi gode di ottima salute. Il piccolo Raife ha subito un lieve ritardo dalla mancata diagnosi tempestiva della sindrome, infatti ha avuto una paresi cerebrale che non gli permette una normale mobilità. La secondogenita invece è stata prontamente soccorsa e dopo un periodo in terapia intensiva ora è tutto nella norma.

Grazie a una cura sperimentale per risolvere il problema di chi si trova nella sua stessa condizione, il piccolo Raife potrebbe presto avere dei miglioramenti, mentre mamma Laura Wilson racconta così la seconda gravidanza: “Il mio corpo percepiva mia figlia come un’estranea. Mi sono sentita così in colpa, tutto il mio organismo lottava affinché lei morisse”.

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GM