Rigopiano: le sei domande a cui deve rispondere il governo

Paolo Gentiloni (Getty Images)

Quanto accaduto all’Hotel Rigopiano, a Farindola, nel pescarese, si è trasformato in un evento collettivo che ha tenuto gli italiani col fiato sospeso per una settimana. Dalle quattro scosse in quattro ore registrate mercoledì scorso, passando per il primo allarme lanciato nella serata del 18, fino alla notte scorsa, quando le  residue speranze di trovare qualcuno ancora vivo sono definitivamente finite. Ora è il momento di fare chiarezza, come spiega il Movimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo, esprimendo “la vicinanza commossa e sincera alle famiglie delle vittime del crollo dell’Hotel Rigopiano, così come alle famiglie delle altre vittime causate dal maltempo”.

Chiariscono i pentastellati: “L’Italia Centrale è stata messa in ginocchio da una violenta ondata di maltempo. Alla neve e al gelo, si sono aggiunte le violente scosse di terremoto dei giorni scorsi, che hanno infierito sui territori già colpiti dal sisma di agosto e ottobre, e che hanno provocato la slavina che ha travolto l’Hotel Rigopiano a Farindola, in provincia di Pescara”. In ogni caso, “la commozione e la solidarietà non possono cancellare la rabbia e l’indignazione per quanto è accaduto. Non si può rimanere in silenzio e far finta di nulla”. In sostanza, “l’indignazione, la rabbia, la richiesta di individuare e denunciare responsabilità istituzionali” non possono essere “accantonate”.

Ricorda il Movimento 5 Stelle: “Oggi contiamo 13.523 sfollati nelle zone colpite dal sisma, quasi mezzo milione di persone rimaste senza luce e senza riscaldamento a causa di un blackout elettrico ancora oggi non del tutto risolto; interi Comuni, specie nel Teramano, frazioni e aziende agricole sono rimasti isolati, con le strade non percorribili e i sindaci abbandonati, senza mezzi per poter spalare la neve e liberare le strade”. Ma “la colpa non è della neve. Il centro Italia è stato sommerso da una serie di errori, sottovalutazioni, ritardi, incompetenze. E il fallimento di chi doveva prevenire questo disastro e soccorrere le popolazioni in difficoltà, è sotto gli occhi di tutti”.

Le domande rivolte al governo

“Allora che cosa non ha funzionato? Di chi sono le responsabilità?”, si chiede il Movimento 5 Stelle, che formula alcune domande al governo Gentiloni: “1 – Sono state predisposte senza indugio tutte le misure e le attività previste a seguito delle allerte pervenute? 2 – Quali informazioni sono state comunicate fra i vari livelli relative ai rischi valanghe? 3 – Quali motivazioni e responsabilità ci sono sulla insufficienza di mezzi? 4 – Quanti mezzi effettivi ed attrezzature sono a disposizione sia di enti locali che nazionali, nonché di tutti i Corpi di Polizia Civili e Militari e Corpi di Soccorso per situazioni di questo genere? 5- quali sono stati i motivi, le cause delle interruzioni e del mancato tempestivo ripristino di erogazione dell’energia elettrica alle utenze anche per 7 giorni? 6 – quanti investimenti relativi alla manutenzione delle linee e della rete di distribuzione elettrica vengono fatti?”.

“Con la riforma Madia il precedente governo ha contribuito a creare una situazione di confusione, in cui non è chiaro chi debba fare cosa; hanno privato questo Paese del Corpo Forestale dello Stato, sottraendo alla collettività un corpo che aveva mezzi e conoscenze per fare moltissimo in situazioni come queste”, è l’accusa dei pentastellati, che si scagliano anche contro la riforma Delrio, attraverso la quale “hanno fatto finta di abolire le Province, e hanno lasciato loro funzioni fondamentali, come la viabilità, ma senza i soldi per gestirle”.

Per il Movimento 5 Stelle, l’Italia “soffre per la burocrazia, che impedisce di spendere i 28 milioni di euro in donazioni raccolti dal Dipartimento della Protezione Civile per le popolazioni colpite dal terremoto. Soldi che si potevano utilizzare per aiutare gli sfollati e per le emergenze di questi giorni e che invece sono ancora fermi”. Inoltre, “soffre per l’incuria e per anni di scellerate politiche che hanno reso fragile e vulnerabili i nostri territori. Le scuse non bastano. Non bastano a risarcire il dolore dei tanti cittadini lasciati al freddo, bloccati nelle loro case o morti sotto una slavina. E non bastano a prevenire che ciò che è accaduto, non succeda di nuovo”.

La replica di Gentiloni

Di fronte delle polemiche del Movimento 5 Stelle, c’è la risposta indiretta del premier Gentiloni, che ieri ha detto nell’Aula del Senato: “Siamo orgogliosi dei nostri soccorritori, sono cittadini italiani esemplari: forte e unanime deve essere il sentimento di riconoscenza per le 11mila persone intervenute che si prodigano per salvare vite. Rimarranno impresse -le immagini dei lutti ma anche quelle delle vite salvate, dello Stato che mobilita tutte le proprie energie e arriva in mezzo alla tormenta con sci e pelli di foca. Credo – ha proseguito – che sia stato messo in atto ogni sforzo possibile dal punto di vista umano, organizzativo, tecnico per cercare di salvare i dispersi. Davanti alla concatenazione degli eventi in una crisi senza precedenti – ha detto Gentiloni – il dispiegamento delle forze, coordinate dalla Protezione Civile, è stato molto rilevante: dalle 4-5mila persone del 16-17 gennaio alle oltre 11 mila impegnate ieri e questo per raggiungere le frazioni isolate e soccorrere le persone in difficoltà con 3581 interventi di soccorso via terra e 32 elicotteri con oltre 300 missioni”.

Gentiloni ha proseguito nel suo intervento: “A Rigopiano sono state dispiegate 200 persone il massimo possibile. Nel momento di picco della crisi, il 19 gennaio, le utenze non allacciate hanno raggiunto il numero considerevole di 177mila, oggi ne sono rimaste solo alcune alcune centinaia nel teramano. E’ giusto a livello di Governo verificare in questa dinamica quanto abbiano inciso le circostanze eccezionali e quanto ciò abbia messo in luce problemi più generali di manutenzione. Se ci sono stati ritardi e responsabilità saranno le inchieste a chiarire. Il governo non teme la verità che serve a fare meglio e non ad avvelenare i pozzi. Io che condivido la ricerca della verità non condivido la voglia di capri espiatori e giustizieri anche perché la storia è lesta a trasformare i giustizieri in capri espiatori. Al di là di singoli errori che le inchieste accerteranno – ha proseguito – abbiamo mostrato una capacità di reazione del sistema all’altezza di un grande Paese, non a caso abbiamo un sistema di Protezione civile all’avanguardia: non è di destra o sinistra, di questo o quel governo, è un patrimonio italiano che dobbiamo tenerci stretto”. Infine la promessa di un imminente decreto che “sarà mirato a intervenire in alcuni punti e gangli l’accumulo di ritardi che finora non ci sono stati ma possono accumularsi nei prossimi mesi e che possiamo prevenire”.

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GM