Rigopiano: una settimana tra il dramma e la speranza

Rigopiano, le speranze
dei familiari (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Quanto accaduto all’Hotel Rigopiano, a Farindola, nel pescarese, si è trasformato in un evento collettivo che ha tenuto gli italiani col fiato sospeso per una settimana. Dalle quattro scosse in quattro ore registrate mercoledì scorso, passando per il primo allarme lanciato nella serata del 18, fino alla notte scorsa, quando le  residue speranze di trovare qualcuno ancora vivo sono definitivamente finite. Il bilancio definitivo è di 29 morti e 11 sopravvissuti. Di questa vicenda è stato scritto molto, detto tanto e altrettanto ci sarà da dire in futuro con le dichiarazioni iniziali di chi indaga sulla vicenda che già fanno infuriare i parenti delle vittime.

Al momento della tragedia, al Rigopiano ci sono quaranta persone: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti. Tra loro c’è il titolare dell’albergo, Roberto Del Rosso, ma c’è anche il senegalese Faye Dane, del quale a lungo non si avrà nemmeno la certezza della presenza. Nel primo pomeriggio, l’allerta neve diventa un problema concreto e gli ospiti alle 15 sono pronti ad abbandonare l’albergo: a quell’ora attendono i mezzi spazzaneve che però non ci sono ancora, dovrebbero arrivare alle 19 e in pratica non arriveranno mai. Alle 17.40 la drammatica telefonata di Giampiero Parete, uno dei due scampati da subito, al suo datore Quintino Marcella. Quest’ultimo capisce che è successo qualcosa di grave e inizia un giro di telefonate, ma all’inizio nessuno gli crede.

Partono i soccorsi, che arrivano al Rigopiano praticamente all’alba del giorno dopo: qui trovano i due superstiti Fabio Salzetta e Giampiero Parete, che si sono salvati perché erano casualmente fuori dalla struttura. Parete, cuoco di professione, racconta però ai soccorritori che in quell’albergo ci sono sua moglie e i suoi bambini. Si inizia a scavare e 58 ore dopo la tragedia – in due diverse operazioni – vengono salvate nove persone in tutto, tra cui l’intero nucleo familiare di Giampiero Parete.

La speranza e le polemiche

E’ a quel punto che si riaccende la speranza: i soccorritori scavano, notte e giorno, senza sosta. Nel frattempo, si intrecciano le storie dei sopravvissuti, come il desiderio della piccola Ludovica Parete di poter avere dei biscotti o la paura di Giampaolo Matrone, che non riabbraccerà più la moglie Valentina Cicioni. Drammatico il racconto di Vincenzo Forti: “E’ stata come una bomba, mi sono venuti i pilastri addosso”. Alla ricerca di eventuali superstiti, incoraggiata dal ritrovamento di tre cuccioli di pastore maremmano lunedì pomeriggio, si mischiano le prime polemiche sul dove è stato costruito l’hotel Rigopiano.

Da quel momento in poi, però, dalle macerie emergono solo cadaveri e vengono anche celebrati i primi funerali. Angoscianti sono poi i risultati delle autopsie, come spiega il pm titolare dell’inchiesta: “Dalle prime autopsie emerge che i morti sono deceduti per freddo, asfissia e traumi”. Per tutta la giornata di martedì e anche quella di mercoledì si continua a scavare, vengono riconosciuti e identificati i cadaveri di chi non ce l’ha fatta, da Linda Salzetta a Stefano Feniello, la cui fidanzata Francesca Bronzi apprende la notizia in diretta televisiva. Nella notte l’ultimo atto: gli ultimi due corpi privi di vita vengono recuperati dalle macerie. Ora è tutto finito.

 

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GM