Michele Buoninconti (screen shoot you tube)

La difesa confidava molto nel processo d’appello a Michele Buoninconti, il vigile del fuoco di Costigliole d’Asti accusato di avere ucciso la moglie Elena Ceste e per questo  condannato a 30 anni di carcere. Mentre uscivano imbarazzanti intercettazioni ambientali che ritraggono un Michele felice di stare in carcere che per lui è una sorta di “vacanza”, i suoi legali preparavano un memoriale difensivo di 166 pagine che avrebbe dovuto dimostrare l’innocenza del loro assistito. L’inizio del processo però non è stato dei migliori per l’uomo. Infatti i giudici hanno respinto tutte le istanze fatte dai difensori di Michele Buoninconti, che avevano chiesto tre perizie per approfondire le indagini e provare l’innocenza del vigile del fuoco dimostrando che la morte di Elena è stat accidentale.

L’esperto di cronaca nera Fabio Lombardi spiega: “La Corte non ha respinto la richiesta in quanto inconsistente, né in quanto superata dalle consulenze o dalle relazioni tecniche dell’accusa e della parte civile, ma per la scelta di rito effettuata. E’, a mio parere, l’ennesima dimostrazione del perché il rito abbreviato non debba essere applicabile a reati gravi che prevedono l’ergastolo. Processi nei quali la ricerca della verità è fondamentale, soprattutto in casi come questo, dove nulla è certo, e i dubbi sono tanti”. Venerdì prossimo ci sarà la terza udienza del processo d’appello. In quell’occasione parleranno l’accusa e le parti civili.

F.B.
TUTTE LE NEWS DI OGGI – VIDEO