Don Andrea, l’attesa decisione: “Lo ha chiesto il Papa”

Don Andrea Contin (foto dal web)

Mentre va avanti l’inchiesta su don Andrea Contin e in particolare sui suoi rapporti con l’amico sacerdote, don Roberto Cavazzana, l’assistente spirituale di Belen, il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, ha avviato la procedura per la sospensione a divinis del parroco di San Lazzaro. In tutto, nell’inchiesta che è destinata ad allargarsi ancora, sono coinvolte decine di persone. Si parla, infatti, di una trentina di amanti e dalle dichiarazioni in particolare dell’amante 49enne di don Andrea Contin emerge uno scenario torbido.

Proprio per questo, il vescovo è intervenuto: “Sono incredulo e sofferente – sono state le sue parole – ma sto agendo perché anche se alla fine di questa vicenda non ci fosse rilevanza penale, canonicamente siamo in dovere di prendere dei provvedimenti disciplinari“. Monsignor Cipolla ha annunciato che la sua scelta ha già avuto l’appoggio di Papa Francesco: “Sabato 28 alle 18.30 mi ha telefonato il Pontefice e mi ha incoraggiato a essere forte nel portare avanti questo doloroso e impegnativo momento della Chiesa padovana”.

“Le conclusioni a cui sono arrivato mi fanno soffrire ma sono necessarie: questi fatti rendono don Contin non idoneo ad esercitare la sua missione. Per questo motivo ho aperto una proceduta per la sospensione ‘a divinis’ in attesa di approfondire questioni che potranno portare alla sua dimissione dalla vita clericale”, ha chiarito il vescovo, ricordando che “indagini dirette” sono state svolte anche dal tribunale ecclesiastico, lontano dal “clamore mediatico”. Poi ha chiosato: “In questi giorni sono state tante le attestazioni di vicinanza che vorrei condividere con tutti voi. Tra queste, quella del Pontefice ha un valore particolare per me”.

Monsignor Cipolla ha altresì voluto sottolineare come la sua diocesi non abbia pace da quando “la vicenda nei mesi di dicembre e gennaio è esplosa”, ma in ogni caso “come Chiesa avevamo già fatto dei passi in precedenza. Abbiamo ricevuto delle segnalazioni, inizialmente anonime, perché creavano disagio a chi si dichiarava. In questo caso diventa fondamentale tutelare la riservatezza e verificare l’attendibilità per appurare le responsabilità personali. Un atto scritto e autografato è arrivato a fine maggio e un altro a metà ottobre. Da qui è partita l’indagine del tribunale ecclesiastico ed è stato consigliato alle persone che si sono rivolte a noi di rivolgersi alla magistratura direttamente”.

L’impegno del vescovo per la verità

Il vescovo ha ribadito di aver messo “a disposizione del tribunale ecclesiastico più risorse per velocizzare le indagini preliminari e affrontare eventuali altri casi. Nell’arco di qualche settimana istituirò una commissione indipendente per l’ascolto di osservazioni o denunce contro religiosi e operatori pastorali in genere e sarà attivata una linea telefonica e una mail dedicata attraverso la quale sarà possibile prendere degli appuntamenti personali. Ma come sempre, se si tratta di reati con possibili rilievi penali, invitiamo tutti a rivolgersi direttamente alla magistratura”.

Monsignor Cipolla ha quindi concluso: “La Chiesa non possiede gli strumenti idonei per intervenire in fatti penalmente rilevanti, noi possiamo dare il coraggio a chi fosse incerto. Non provo rancore ma dispiacere e dolore e starei volentieri in silenzio come un padre di fronte ad figlio caduto in disgrazia ma stiamo lavorando per fare chiarezza comunicando con trasparenza tutto quello che è possibile comunicare. La nostra chiesa padovana sa di guardare i suoi mali nella misura in cui si apre ed incontra chi ha bisogno”.

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GM