“Quello che è successo a Carolina non deve accadere più”

Carolina Picchio (foto dal web)

Torna a parlare Paolo, il padre di Carolina Picchio, che a dicembre 2012 sei minorenni e un maggiorenne di Novara fecero bere, fino a renderla incosciente riprendendola con il telefonino mentre vomitava, e mentre i suoi carnefici si esibivano in uno spettacolo a sfondo sessuale. Le immagini finirono in Rete e nel giro di qualche giorno, a inizio gennaio, la ragazza si suicidò sconvolta dalla vergogna per quanto le era accaduto. Il genitore, da ormai quattro anni, porta dunque avanti una battaglia contro il cyberbullismo.

“Non ricordava nulla di quella sera. Ha scoperto cos’era successo solo quando ha visto il video in Rete”, ha spiegato ancora una volta il padre di Carolina Picchio, aggiungendo: “Quello che è successo a Carolina non deve accadere a nessun altro. Mai più”. Questo l’obiettivo per il quale l’uomo ha intrapreso questa battaglia e che ha ribadito intervenendo al convegno “Felici di navigare”, organizzato dalla Casa pediatrica Fatebenefratelli Sacco al Tribunale di Milano, in occasione del Safer Internet Day, la giornata mondiale dedicata alla lotta al cyberbullismo.

Queste le parole riportate nella lettera di Paolo Picchio: “Fu lei a scriverne una prima di morire dove spiegava esattamente quella che era la sua volontà. Lei non voleva che nessuno soffrisse quello che lei aveva dovuto soffrire. Perché, scriveva, ‘le parole fanno più male delle botte’. È per questo che ora non mi fermo mai. Incontrare i ragazzi, confrontarmi con loro e aiutarli mi dà la forza. Capita spesso che dopo gli incontri nelle scuole qualcuno di loro mi si avvicini e cominci a raccontarmi i suoi problemi. A dirmi di come vengano isolati dal branco, delle prese in giro e degli attacchi che sono costretti a subire dai coetanei sui social network. Della solitudine, del silenzio e della vergogna in cui si chiudono, senza avere il coraggio di parlarne con nessuno. Finisce che ci ritroviamo lì a piangere. Io so cosa vuol dire. Il bullismo tocca la parte più intima di te”.

Spazio anche alla legge sul cyberbullismo, che arriverà presto alla Camera per una nuova lettura: “È un altro passo avanti. Ma è fondamentale che la legge venga approvata così com’è, senza modifiche, il prima possibile. È una legge che pone al centro la scuola, e la scuola ha un ruolo determinante. E poi il decreto prevede l’ammonimento, che è uno strumento di legge non punitivo e a mio parere efficace: per i reati di non particolare gravità un ragazzo può essere perseguito ma avere un’altra possibilità. Anche i bulli si possono e si devono aiutare. Per questo dico sempre ai ragazzi di isolarli e denunciarli. A me interessa recuperare anche loro, anche quelli che hanno fatto del male a mia figlia. Sarei più tranquillo se sapessi che hanno capito la gravità di quello che hanno fatto e se si applicassero per spiegarlo anche agli altri”.

Infine un appello ai genitori: “Gli adulti hanno difficoltà a capire e ancor più a intervenire. Il metodo più efficace per la prevenzione dei cyberbullismo resta confrontarsi con i ragazzi. Ci siamo accorti, dopo i nostri incontri, che spesso sono loro a educare i genitori su un uso consapevole di Internet. Oggi molti genitori vivono in un mondo tutto loro, e i social diventano babysitter digitali. Pochi sanno ad esempio che WhatsApp non potrebbe essere scaricato dai minori di 16 anni. Ci sono 4 milioni di ragazzi vittime del bullismo nel nostro Paese. È una piaga sociale. Quello che darebbe davvero una mano a risolvere il problema è creare delle strutture su tutto il territorio che possano dare assistenza specifica in questi casi. Che possano seguire i ragazzi e affiancare le famiglie nel lungo e difficile percorso di recupero. Ma per questo servono fondi, ed è urgente trovarli”.

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GM