Stabilimento Sevel (Denis Charlet/Getty Images)

La Fiat di nuovo nella bufera per i suoi rapporti con gli operai: un dipendente della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, si sarebbe fatto la pipì addosso durante l’orario di lavoro. Motivo: non avrebbe potuto rallentare la produzione. Il caso, denunciato dal sindacato Usb e dal Partito di Rifondazione Comunista dell’Abruzzo, è finito in Parlamento. La Sevel è una società del gruppo FCA (ex Fiat) che si occupa della produzione dei veicoli commerciali e di alcuni monovolume.

“Si tratta di un fatto gravissimo – dichiara l’Usb in una nota – che lede la dignità del lavoratore vittima dell’episodio, che la dice lunga sulle condizioni di lavoro cui sono costretti i lavoratori FCA, ma che stanno allargandosi a macchia d’olio. Episodi in cui richieste simili vengono negate o ritardate si ripetono più spesso di quanto si possa immaginare, perché i ritmi sono frenetici, perché la produzione viene prima di tutto, perché per risparmiare non c’è personale per le sostituzioni, mentre fuori dilaga la disoccupazioni e la precarietà che distruggono esistenze, affetti, comunità”.

Aggiungono Marco Fars e Maurizio Acerbo, del PRC: “Spremere i lavoratori fino al divieto, ripetuto e continuato, di poter andare in bagno, è un fatto di una gravità inaudita, da condannare senza mezzi termini. Da molti anni nel gruppo FCA si assiste all’incremento di ritmi e carichi di lavoro al limite del sostenibile. Troppo spesso gli aumenti di produttività sono stati salutati come un fatto positivo, senza chiedersi come fossero possibili, ogni anno, aumenti produttivi da record”.

Chiarimenti sull’accaduto vengono chiesti dall’onorevole di Sinistra Italiana, Gianni Melilla, al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Nella più grande fabbrica italiana i ritmi e i carichi di lavoro arrivano al punto di costringere un operaio a farsi la pipì addosso per non lasciare il suo posto di lavoro alla catena di montaggio, cose che pensavamo appartenessero alla fase primitiva dello sfruttamento della forza lavoro da parte di un capitale avido e disumano; La democrazia non può fermarsi davanti ai cancelli di una fabbrica, e anche alla catena di montaggio i lavoratori non devono essere umiliati”.

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GM