Rigopiano, Fabrizio Salzetta: “Non sono un eroe”

(Archivio/Websource)

Sopravvissuto al disastro che ha coinvolto l’hotel Rigopiano solo alcuni giorni fa, Fabio Salzetta, ventisei anni, lavorava nel resort. Si è salvato poiché nel momento in cui la neve ha travolto la struttura era andato a prendere il pellet per ricaricare la caldaia. Ricostruendo quei drammatici momenti “Il pellet mi ha salvato la vita. Io, Giancaterino, D’Angelo e Faye Dame stavamo portando i sacchi da qui a qui”, ha ricordato Salzetta, raccontandosi a Repubblica. Ripensando all’altro supersite, il cuoco Giampiero Parete, Fabio ha ammesso: “L’ho visto che era vicino al ruscello, sprofondato nella neve fino al petto. Sotto shock. L’ho tirato fuori e siamo andati insieme alla sua macchina nel parcheggio al lato del resort. La valanga l’aveva presa a metà, pochi centimetri e l’avrebbe rovesciata come le altre”“Non ho ancora capito perché non ci hanno creduto subito”, ha detto poi ricordando le varie telefonate fatte ai soccorritori per avvisare che quell’hotel non esisteva più e che sotto c’erano delle persone intrappolate. Salzetta è rimasto al freddo ad aspettare i soccorsi e poi ad aiutare le persone intrappolate. “Ma quale eroe? I bambini ora sono soli, i genitori sono morti”, ha detto rispondendo a chi lo chiama tale. “Gli eroi non hanno paura del buio”, afferma ammettendo di non riuscire più a stare nei luoghi bui dopo la tragedia. E lui, dopo il disastro, non ha più sua sorella Linda, che come lui lavorava al Rigopiano e che è stata ritrovata senza vita solo cinque giorni dopo la valanga. “Era in cucina, davanti al lavabo. Lei era addetta alle camere, ma alle 15 si era offerta di aiutare in cucina. Quando è arrivata la valanga, stava lavando i piatti. È morta così”, ha raccontato Fabio. E poi ripensando a quelle ore immediatamente prima della tragedia Fabio ha dichiarato che tutti erano spaventati dalle scosse di terremoto e avevano i bagagli pronti per scappare via. “Ricordo bene quella fila di auto, le facce nervose”. E infine la valanga “Che è stata silenziosa. Nessun boato, nessuno spostamento d’aria. Un fruscio forte, come la neve che cade da un tetto troppo pieno. Ho sentito anche il rumore di un solaio che si incrinava, il legno che si spezzava”.
BC