Undici anni fa, il rapimento del piccolo Tommy: la sua storia sconvolse l’Italia

Tommaso Onofri (foto dal web)

Sono passati undici anni dalla notte in cui si persero le tracce di Tommaso Onofri, il bambino di 18 mesi che nel marzo del 2006 fu rapito nella sua casa di Casalbaroncolo (Parma) e poi ucciso. Il piccolo Tommy, come tutti lo conoscevano, era in casa, a cena con la sua famiglia, papà Paolo, sua moglie Paola, Sebastiano, 7 anni, il fratello maggiore. A un certo punto, andò via la corrente e Paolo Onofri pensò a un guasto: si diresse verso l’interruttore, ma tornò indietro con un balzo, respinto da qualcuno. Erano due uomini armati che avevano fatto irruzione nella casa e simulando una rapina in realtà sequestrano il piccolo Tommaso Onofri.

La vicenda tenne con il fiato sospeso tutta l’Italia. Purtroppo il caso si risolse nel peggiore dei modi, con il ritrovamento del cadavere del bimbo, un mese dopo. In realtà, Tommaso Onofri era stato ucciso subito dopo il rapimento. Per il sequestro e l’omicidio è stato condannato Mario Alessi, un muratore che conosceva la famiglia Onofri e aveva escogitato il rapimento del bambino per ottenere denaro in cambio del suo rilascio. Insieme ad Alessi sono stati condannati i complici Antonella Conserva, sua compagna, e Salvatore Raimondi. In un primo momento, viene indagato anche Paolo Onofri: in un appartamento da lui acquistato viene ritrovato un personal computer con 391 fotografie, 92 file e decine di filmati. Si tratta di materiale pedopornografico, ma il padre del piccolo Tommaso Onofri nega che sia roba sua, poi dopo qualche tempo patteggia la pena.

La svolta e il tragico ritrovamento

Nella vicenda, pesa anche un’intercettazione tra il genitore e il capocantiere che aveva eseguito i lavori di ristrutturazione del casolare di famiglia, Pasquale Barbera, che gli chiede: “”Hai fatto i nomi?”. “Sì, ho fatto i nomi, ma non quei nomi” risponde Paolo. “Hai fatto bene se no mi avresti creato problemi”, chiosa il capocantiere. Si indaga così su chi ha eseguito i lavori di ristrutturazione si arriva a Mario Alessi, che ha un passato torbido: è stato condannato agli arresti domiciliari per aver violentato una ragazza davanti al fidanzato carabiniere. Indagato in un primo momento per falsa testimonianza e concorso in sequestro, Alessi a un certo punto ammette: “Non cercatelo più, è morto. È stato ucciso un’ora dopo essere uscito di casa”.

Mario Alessi chiama in causa i suoi complici e confessa tutto, anche la brutalità con cui il delitto del piccolo Tommaso Onofri è stato commesso. Tommy è stato strangolato fino a fratturargli la mandibola, peso a calci e a pugni. Il movente del sequestro finito in tragedia è estorsivo: i tre complici volevano cinque milioni di lire dalla famiglia. Il corpicino straziato del piccolo viene poi trovato a Sant’Ilario D’Enza, dove i suoi assassini lo hanno scaricato. Al processo gli esecutori materiali vengono condannati all’ergastolo, 24 anni la pena per la Conserva.

TUTTE LE NEWS DI OGGI – VIDEO

GM