Fanno i furbetti al ristorante: i loro volti finiscono su Facebook

(foto da Facebook)

“Avviso per i 2 furbetti con relative compagne che ieri si sono allontanati senza pagare il conto dopo aver mangiato, con la scusa di uscire a fumare…. il ristorante è dotato di telecamere. I video saranno consegnati alle autorità competenti e saranno presi i dovuti provvedimenti. Al di là del denaro, è il gesto quello che fa male”, questo il messaggio, corredato da tanto di foto, apparso sulla bacheca Facebook del titolare del ristorante “La locanda dell’Abbazia”, che si trova proprio nei pressi della storica abbazia di San Vito, frazione di Polignano a Mare, nella città metropolitana di Bari.

Vito Muolo, chef e titolare del locale, ha raccontato quanto accaduto: “Abbiamo subito notato strani atteggiamenti, anche se all’apparenza i ragazzi erano i classici insospettabili. Prima si sono allontanate le due ragazze, poi i fidanzati sono usciti a fumare”. Il ristoratore ha proseguito: “Capita a volte in pizzeria, ma di domenica al ristorante quasi mai. Oltretutto su cifre non eccessive, rischiare di fare una figuraccia è davvero assurdo”. Vito Muolo conclude: “Continuavano a ridacchiare, quello che fa male è il gesto, non il danno economico, Spero che la vedano la foto condivisa, magari da loro amici e provino imbarazzo per la stupidata che hanno fatto”.

I precedenti

I casi simili si sprecano: c’è l’episodio dei due promessi sposi, 36 anni lui e 31 lei, entrambi trentini, che non pagarono il ristorante in Valsugana, e quello dei due sposi che hanno festeggiato insieme a parenti ed amici in un noto ristorante di Porto Venere (La Spezia), senza però pagare. Un anno e mezzo fa, quattro senigalliesi, di età compresa tra i 19 e i 22 anni, hanno cenato in un ristorante del lungomare Alighieri, non hanno pagato, ma in questo caso sono stati ‘rintracciati’ su Facebook.

In alcuni casi, i ‘furbetti del ristorante’ sono rom, come quelli che lasciarono un conto da 2.800 euro da saldare al ristorante “Le 3 pietre” di Moimacco e quelli meno pretenziosi che alla pizzeria Ninfea di Vicenza non saldarono 200 euro di conto. Marcello Fiore, direttore della Federazione italiana pubblici esercizi, in un’intervista a La Stampa aveva parlato di un fenomeno in crescita: “Il vero dramma è che abbiamo strumenti limitati per intervenire contro il reato di insolvenza fraudolenta. Non è possibile trattenere il cliente contro la sua volontà perché si andrebbe incontro al reato di sequestro di persona. Bisogna aspettare le forze dell’ordine”. Per i ristoratori, insomma, i tempi non sono per nulla semplici.

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GM