Il calvario della giornalista andata in coma alle Olimpiadi – FOTO

Charlie Webster (foto dal web)

Charlie Webster, classe 1982, una delle giornaliste di Sky più amate dal popolo britannico, ha avvisato un malore durante la cerimonia di apertura dei giochi olimpici, in Brasile, che l’ha costretta ad un ricovero all’ospedale di Rio de Janeiro. Alla giovane inviata venne diagnosticata una condizione chiamata sindrome emolitica uremica (SEU), una rara complicanza di una infezione batterica, che le provocò una forma di malaria, che ha tenuto i suoi ammiratori con il fiato sospeso per settimane. A otto mesi da quanto accaduto, Charlie Webster si è recata recentemente in una spa con la madre, ma a quanto si apprende, ancora sconvolta per la disavventura che ha rischiato di costarle la vita, ha subito un attacco di panico terribile. Secondo la donna, infatti, potrebbe averglielo provocato proprio la posizione assunta sul lettino per il trattamento, che gli ricordava quella dell’ospedale.

In estate, quando contrasse la malaria, Charlie Webster venne ricoverata in ospedale, in un primo momento perché soffriva di crampi, diarrea e vomito, ma poi ebbe un sanguinamento incontrollabile. I medici ci misero tre giorni per trovare la diagnosi e nel frattempo le condizioni della giornalista si aggravarono. Ebbe un blocco renale, che la costrinse alla dialisi, poi mentre sua madre Joy arrivava d’urgenza dal Regno Unito vennero colpiti i polmoni e i medici spiegarono alla donna di prepararsi al peggio perché la situazione della figlia era gravissima. Racconta Charlie Webster: “Hanno pensato che non ce l’avrei fatta. Mi è stato effettivamente detto che stavo morendo. Non sono sicura che sarebbe accaduto in questo paese, ma là me lo hanno detto”.

Il coma indotto, poi il lento recupero

La giovane donna alternava stati di incoscienza a momenti di lucidità prima che venisse messa in coma indotto. Appena otto mesi dall’inizio del suo calvario, è in grado di camminare e parlare di nuovo, ma difficilmente sembra che possa riuscire da qui a breve a ricominciare con le maratone televisive. Ma i medici sono egualmente soddisfatti dal suo recupero fisico: “Non riescono a credere i miei progressi”. Per quanto riguarda il recupero mentale, la situazione di Charlie Webster è più complicata, poiché la giornalista è tormentata da attacchi di panico e flashback continui. Mentre stava male, infatti, la donna aveva come delle allucinazioni: “Un giorno ho visto ragazzini, vestiti con abiti maschili vecchi, in un angolo della stanza che mi chiamavano”, racconta parlando di questa sua terribile esperienza, poi sottolinea: “Quando sanguinavo il dolore era indescrivibile. Non ho mai sentito un dolore simile. Mi sentivo come se il mio corpo mi stesse mangiando”.

Anche dopo essere uscita dal coma, ancora non riusciva a parlare, per cui vedeva e sentiva le domande dei medici, che le chiedevano anche se ricordasse il suo nome, ma non poteva rispondere. Charlie Webster è una donna che nella sua vita ha affrontato molti momenti bui, ma coraggiosamente ha denunciato in pubblico il fatto che era stata violentata da un allenatore sportivo nei suoi anni dell’adolescenza, rinunciando al suo anonimato. Il suo aggressore è stato condannato a dieci anni di carcere. La sua passione per il suo lavoro e per lo sport hanno fatto probabilmente fatto sì che la giornalista superasse anche quei momenti bui: “Se non fossi stato così fisicamente in forma non sarei qui oggi” – racconta S “appiamo tutti che essere attivi è di grande importanza per la nostra salute, ma non avrei mai immaginato che avrebbe salvato la mia vita in questo modo”.

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GM