Mario Castagnacci (Facebook)

Mario Castagnacci, uno dei due ragazzi fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, massacrato di botte ad Alatri dopo una lite in un locale, era stato fermato a Roma giovedì 23 marzo per possesso di droga, ma poi rilasciato proprio la mattina dell’omicidio. Il gip, pur convalidando l’arresto per Castagnacci e altri tre complici, aveva infatti riconosciuto la tesi difensiva del “consumo di gruppo”. Da quel che si apprende, nel corso della perquisizione,  erano state trovate 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish.

Nessuna misura restrittiva era stata presa nei confronti di Mario Castagnacci, che insieme al fratellastro Paolo Palmisani, è stato nel frattempo posto in regime di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli, per il rischio di ritorsioni e minacce nei confronti dei due ragazzi da parte di altri detenuti. Da quel che si apprende, il cuoco di Alatri avrebbe alcuni precedenti specifici: nel 2011 era stato arrestato perché in possesso di cinque chili di hashish e attualmente ha un procedimento in corso, sempre per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Peraltro in queste ore, si segue la pista dell’atto commesso sotto l’effetto di droghe. Una pista che non convince la famiglia della vittima che teme un’attenuazione della gravità di ciò che è accaduto.

Emanuele Morganti è morto domenica pomeriggio al policlinico Umberto I di Roma, nonostante i tentativi disperati dei medici di salvargli la vita. Le ferite riportate alla testa dopo le botte e le sprangate ricevute si sono rivelate troppo profonde e l’emorragia cerebrale si alla fine rivelata mortale. A infliggere i colpi mortali, secondo l’accusa, sarebbe stato proprio Mario Castagnacci, che nelle scorse ore è rimasto anche senza legale. Il suo avvocato, Tony Ceccarelli, ha infatti rinunciato al mandato, pur precisando di non avere ricevuto pressioni di sorta: “E’ stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione. Lo dico perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati più marginali, che sono stati minacciati e malmenati”.

Minacciato l’avvocato del buttafuori

In queste ore è invece stato minacciato l’avvocato Giampiero Vellucci. difensore dei tre buttafuori coinvolti nelle indagini. A farlo, via Facebook, Lello Fiorillo, un frusinate da tempo residente all’estero e con un passato contrassegnato dai guai con la giustizia: “Sei un infame, difendi gli infami per la gloria. Nel 1990 hai difeso un infame che ha ucciso il padre di quattro figli. Devi ringraziare Dio che sono fuori, all’estero. Per me quegli assassini non devono stare in carcere, devono stare fuori, per capire come si muore massacrato”.

Intanto una donna che vuole restare nell’anonimato denuncia: “Mio figlio alle medie era stato più volte oggetto di atti di bullismo da parte di Paolo Palmisani. Lo stesso Paolo è stato sospeso più volte, da adolescente era già spietato e sadico. I due fermati sono uomini violenti con numerosi precedenti penali, attaccabrighe e assuntori quotidiani di cocaina”.

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GM