(Websource / Metro.co.uk)

Uccisa dagli estremisti. Così è morta la 21enne modella maldiviana Raudha Athif, secondo quanto sostiene il fratello di lei. La modella dagli occhi color del mare, celebre (anche) per una sua foto in copertina su Vogue, non si sarebbe suicidata, ma sarebbe caduta vittima di un gruppo di islamisti del Bangladesh. E la circostanza che lo scorso 29 marzo sia stata trovata impiccata al ventilatore nella sua stanza dell’ostello di Rajshahi, dove si era trasferita l’anno scorso per studiare medicina all’Islami Bank Medical College, con una sciarpa legata al collo, andrebbe letta come un semplice tentativo di depistaggio.

Già il padre della ragazza, Mohammed Athif, aveva denunciato su Twitter il suo omicidio, sostenendo di averne “le prove”, e ricordando che la stessa responsabile dell’ostello, Mahmuda Begum, aveva espresso le sue perplessità alla stampa locale sul fatto che la Athif si fosse realmente tolta la vita, “perché sembrava sempre felice”. “Raudha era una ragazza felice, allegra e piena di vita – ha detto il fratello minore Rayyan, come riporta Metro.co.uk – con un futuro radioso e una promettente carriera davanti a sé: ecco perché per gli amici e la sua famiglia è impossibile credere che si sia uccisa”. “In Bangladesh – ha aggiunto – c’è stata una serie di omicidi spacciati per suicidi, e si sospetta che ci siano gli estremisti islamici dietro a queste atrocità”.

Quei terribili sospetti
Il giovane Athif è convinto che la sorella, che era di religione musulmana, sia stata presa dagli estremisti per aver pubblicamente difeso le vittime di controversie religiose. “Il modo di vestire di mia sorella era stato bollato come ‘indecente’ e ‘non islamico’ perché lei indossava i jeans, anche se aveva comunque aderito al codice di abbigliamento in vigore nel college indossando un velo che le coprisse il viso”, ha rimarcato il ragazzo, aggiungendo poi che poche settimane prima della sua morte lei stessa aveva confidato alla famiglia che qualcuno aveva messo dei sonniferi nel suo drink.

Anche se per i patologi del Rajshahi Medical College Hospital la morte della modella è stata un suicidio, Rayann e i suoi genitori continuano a non vederci chiaro. “Nel primo referto autoptico i medici hanno parlato di ‘segni di strangolamento’, che in un secondo momento sono diventate delle ‘voglie’, ma mia sorella non aveva alcuna voglia sul collo. Abbiamo visto il suo cadavere pieno di lividi, con i pugni stretti e i segni di una mano sul suo collo, come se qualcuno l’avesse strangolata, ma quando l’abbiamo fatto presente alla Polizia, non ci hanno ascoltato”. Dopo le accuse di negligenza rivolte dalla famiglia della modella alla Polizia del Bangladesh, i funzionari della Polizia delle Maldive hanno deciso di occuparsi del caso e il loro diretto coinvolgimento avrebbe spinto il vice commissario della sezione investigativa della Rajshahi Metropolitan Police (RMP), Amin Hossain, ad ammettere che “esiste il 50% di probabilità che non si tratti di suicidio”.

(Websource / Metro.co.uk)

EDS