Usa-Corea del Nord, tensione alle stelle: Trump risponde alle minacce norcoreane

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La tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord non accenna ad attenuarsi. Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox Business Network che andrà in onda oggi ma di cui sono trapelati alcuni dettagli, Donald Trump ha usato parole dure per descrivere la situazione che vede gli Usa ai ferri corti con il regime di Kim Jong-Un. Dopo le minacce nordcoreane di “Conseguenze catastrofiche” in risposta all’invio di una portaerei e di altri mezzi statunitensi presso la penisola coreana, Trump ha dichiarato senza mezzi termini che Kim Jong-Un dovrebbe evitare di mettersi nei guai: “Stiamo inviando un’armada. Molto potente. Abbiamo sottomarini, molto potenti. Ed abbiamo il miglior personale militare quindi dico che sta facendo la cosa sbagliata”.

Nel difficile ruolo di intermediario c’è il presidente cinese Xi Jinping, cui Trump aveva chiesto di prendere una posizione netta, sottolineando la disponibilità da parte degli Stati Uniti di risolvere la questione anche in totale autonomia. Al telefono con il presidente americano, il leader cinese ha risposto predicando calma e auspicando una risoluzione pacifica del contenzioso con la Corea del Nord, legato al programa nucleare del regime di Pyongyang. Dalla Cina tuttavia giungono notizie poco incoraggianti: il Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese afferma che “Se la Corea del Nord condurrà il suo sesto test nucleare, la possibilità di un’azione militare degli Usa sarà più alta che mai. Non solo Washington trabocca di fiducia e arroganza dopo l’attacco missilistico alla Siria, ma Trump vuole anche essere visto come uomo che onora le promesse”.

La Cina dunque, che mira alla denuclearizzazione della penisola coreana, si è già attivata per tentare di fermare il proprio alleato e ripristinare il format dei colloqui a sei utilizzato sino al 2009 e che prevede la presenza di Usa, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Russia e Giappone. Tuttavia il timore di fondo con cui i media cinesi affrontano la scottante questione, lascia intendere che l’influenza cinese sulla dittatura nordcoreana non sia più quella di un tempo. Il ministro degli Esteri nordcoreano parla di mossa avventata da parte degli Stati Uniti riguardo alla scelta di dispiegare navi e forze militari nei pressi del confine con la Sud Corea: “E’ il preludio ad una invasione, noi vogliamo la pace ma ci difenderemo strenuamente contro qualsiasi tentativo di aggressione ai nostri danni, proseguendo lungo la strada che abbiamo scelto di seguire”. La situazione attuale crea più di un grattacapo agli Stati Uniti, che non sottovalutano le capacità del dittarore Kim Jong-un di dotarsi di testate atomiche; Trump al contempo deve anche far quadrare i conti con Russia e Cina. Proprio con Putin i rapporti si sono raffreddati di molto, tanto che il leader russo ha parlato di un peggioramento dei rapporti rispetto alla amministrazione Obama.

Lo stesso Trump potrebbe a seconda dei casi godere di poteri straordinari tali da permettergli di autorizzare il lancio di missili balistici intercontinentali contro una forza belligerante straniera scavalcando qualsiasi step, persino il Congresso. La deterrenza a stelle e strisce è legittimata in questo modo dal concetto di Distruzione Mutua Assicurata. Se la minaccia di lancio di testate nucleari sul suolo statunitense dovesse rivelarsi fondata, il presidente americano potrebbe avallare una controrisposta immediata senza tener conto del First Strike (il Congresso per l’appunto) ed il Second Strike (eventuale rappresaglia da parte del paese nemico), e nessuno potrebbe opporsi alla decisione. Se ad esempio il Segretario alla Difesa dovesse ‘ammutinarsi’, il presidente avrebbe piena facoltà di destituirlo. Per quanto riguarda la Corea del Nord sembra assodato che la stessa abbia raggiunto un livello tecnologico notevole e mai conosciuto prima, come comunicato dagli 007 americani. Questo è l’aspetto principale che consiglia attenzione e cautela massime a Washington. Sono note diverse installazioni mistilistiche fisse a Pyongyang, ed anche alcune mobili.

Un rapporto del 2015 rilasciato allora al Congresso dal North American Aerospace Defense Command parlava del fatto che corrisponde a realtà il rischio che dalla Corea del Nord partano missili nucleari in grado di raggiungere le Hawaii (territorio statunitense) in soli 20 minuti. E la stessa Corea del Nord ha fatto sapere di avere ormai standardizzato la tecnologia delle testate da dieci kilotoni. Il sospetto è che gli scienziati di Kim Jong-un possiedano bombe da 20 kilotoni (pensate che la bomba atomica sganciata su Hiroshima e Nagasaki si assestava sui 15). Un altro rapporto, chiamato OPLAN e delineato periodicamente dal Comando Strategico degli Stati Uniti, definisce il rischio attuale che alcuni paese siano dotati di armi di distruzione di massa, e vengono presi di mira in particolare Russia e Cina, “che però non rappresentano pericoli imminenti per il popolo americano” si legge, e lo stesso prevede una diversa tipologia di risposte da parte degli USA a minacce concrete, dagli attacchi convenzionali a quelli nucleari.

S.L.

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