Omicidio in diretta: Facebook risponde alle polemiche sulla lentezza di rimozione del video

Quel video mostruoso in cui Wuttisan Wongtalay, ventenne padre di famiglia, toglie la vita all’inerme figlia (di soli 11 mesi) in diretta Facebook ha sconvolto non solo la provincia di Phukett, ma il mondo intero. Il video in questione è rimasto online per oltre 24 ore, raggiungendo ogni punto del pianeta e completando i propositi malati di vendetta del ragazzo nei confronti della moglie di cui era immotivatamente geloso.

Il caso di Wongtalay non è dissimile da molti altri in cui un padre, infelice per come si sta svolgendo la propria vita, decide un giorno di porre fine alla propria vita, ma prima di farlo porta via con se ciò che ha di più caro ( l’uomo infatti si è suicidato subito dopo aver ucciso la bambina). Ciò che turba in questo caso è la lucidità del gesto e l’intento di voler in primo luogo punire la moglie ed in secondo luogo di rendere pubblica questa punizione per fare vedere a tutti a cosa lo avesse portato il comportamento della moglie (colpevole solo di suscitare la gelosia del marito).

Quello che emerge da questa assurda vicenda è come Facebook sia stato utilizzato per vendicarsi e compiere un gesto crudele e violento. Una simile possibilità non dovrebbe essere concessa ed anche se il video è stato correttamente rimosso è rimasto online per più di un giorno, il che mostra come la politica di censura non abbia una validità immediata. Dell’accaduto ha parlato un portavoce del social network di Singapore, il quale condannando l’atroce gesto ha successivamente aggiunto: “Non c’è assolutamente posto per contenuti di questo tipo su Facebook e ora i video sono stati rimossi“, concludendo che è una priorità di Facebook eliminare per sempre questo genere di contenuti.

Anche la polizia di Singapore ha indagato sulla lentezza della rimozione del video riscontrando che si è trattato solo di un problema di server, dunque, non si procederà in giudizio contro la società di Palo Alto che ha lavorato sempre bene in questi casi e che sta affrontando una dura lotta per evitare che la sua piattaforma online di trasformi in un teatro di bullismo o di atti estremi.