Convivere con la psicosi: 3 pazienti raccontano le loro storie inquietanti

la psicosi

Voci minacciose che descrivono modi in cui sarai torturato, allucinazioni di ratti o mostri che non riesce a vedere nessun altro. Questa è la realtà vissuta da Rachel e David, due persone che combattono quotidianamente contro la loro malattia mentale. Anni fa sarebbero stati etichettati semplicemente come matti o fuori di testa – oggi si chiama schizofrenia o psicosi. Un documentario della BBC racconta la loro storia insieme a quella di Jackie, che invece è riuscita a trarre vantaggio dalla malattia combattendola da quando era piccola. I tre sintomi chiave della schizofrenia sono le allucinazioni, la paranoia e sentire delle voci. Le persone che soffrono di questa malattia producono troppa dopamina, si pensa che il malfunzionamento dei neuroni dopaminergici potrebbe essere la causa delle errate interpretazioni da parte della mente che portano allo sviluppo di psicosi.

Lo studioso

Il primo protagonista del documentario è il dottor David Strange, ex studioso di Oxford di epidemiologia, scienza che studia l’insorgenza e la diffusione delle malattie. Il suo lavoro è stato premiato a livello internazionale ma nel 1999 la sua vita è cambiata, quando è entrato nel terribile mondo della psicosi. Era in riunione con i suoi superiori quando ha cominciato a sentire cinque voci sparse nella stanza. “C’erano molti ratti pelosi che venivano verso di me e sapevo che sarebbero arrivati mi avrebbero mangiato vivo dall’interno” racconta Strange. “E’ spaventoso, specialmente se sei con qualcuno che conosci da anni che non nota niente di strano nella stanza”, continua il dottore, “sono quindi tornato a casa con una scusa e mi sono nascosto nel letto”. David, che attraverso la musica sta provando a convivere con i suoi problemi, ha tentato più volte il suicidio e prende vari medicinali, alcuni dei quali hanno effetti collaterali come l’aumento della fame, portandolo a ingrassare molto.

L’artista

Rachel Waddingham ha 39 anni e ha avuto la prima terrificante allucinazione a soli 7 anni. “Mi ricordo che stavo a casa di una mia amica e guardando nello specchio, ho visto un mostro dietro di me. Era brutto, scuro e spaventoso” racconta Rachel. A 13 anni era convinta di avere un alieno dentro di lei e, sentendo delle voci, pensava di essere il bersaglio di una cospirazione. “Non importa con chi parli, loro non ti crederanno o penseranno che sei pazza”. Rachel disegna le sue voci per provare a capirle meglio, ogni voce ha una personalità diversa e si comportano tutte in modo diverso da lei. C’è “Blu” che è una bimba di 3 anni “che ha paura delle altre persone”. Ci sono “i tre”, un gruppo di voci che Rachel crede siano pagati per guardarla, che la odiavano e che avrebbero riportato tutto al Governo e agli alieni ma che non parlavano direttamente con lei. Poi c’è “Elfy” che si riferisce a Rachel come “il mostro”. “Era terrorizzata da Elfy all’inizio ma poi ho realizzato che voleva solo avvisarmi del fatto che non fossi al sicuro, è una bambina di 11 anni” racconto Rachel. La terapia di gruppo la sta aiutando molto ma ancora combatte con un gruppo di voci chiamato “no yets” che la fa stare male fisicamente al solo pensiero e che la spaventa a morte quando lo disegna. “A volte qualcuno di loro parla di torturarmi, che le persone mi stanno aspettando”.

La mamma

Jacqui Dillon negli anni ha imparato a convivere con le sue voci – le ricordano anche le commissioni da fare, come lasciare i soldi a sua figlia. Dillon spiega che le voci dicono cose come “hai preso la banana, hai preso l’acqua, devi fare niente per i ragazzi prima che vada?”. “Sento molte voci, più di 100, voci giovani e qualche amico con cui mi faccio una risata, potrei avere compagnia 24 ore su 24 volendo”, racconta la mamma. Ha avuto una bambina intorno ai 20 anni e una volta ha avuto un’allucinazione in cui la bimba era completamente ricoperta di sangue. “Vivevo nell’incubo in cui le voci mi dicevano che la vita di mia figlia era in pericolo e che le persone avrebbero potuto rapirla”, spiega Jacqui. Con l’aiuto di un terapista ha iniziato a conversare con le voci, gestendole meglio. La mamma ritiene che la sua psicosi sia direttamente collegata con gli abusi subiti da un pedofilo quando era piccola.

Lavinia C.

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