Jimmy Prout (foto dal web)

E’ una vicenda raccapricciante quella di un 45enne inglese, Jimmy Prout, padre di due bambini. L’uomo, lo scorso febbraio, è stato torturato, poi dopo essere stato costretto a mangiare uno dei suoi testicoli, è stato massacrato, ucciso e abbandonato in una zona desolata nei pressi di Newcastle, in Regno Unito. I responsabili dell’efferato delitto sono ritenuti tre donne e un uomo, Ann Corbett, 26 anni, Zahid Zaman, 43 anni, Myra Wood, 50 anni e Kay Rayworth, 56 anni, che però si rimpallano le responsabilità e negano le accuse.

Nel corso del processo, è emerso che la vittima e i suoi presunti carnefici si conoscevano da tempo, ma che solo dopo che Jimmy Prout è stato accusato di essere complice di un furto commesso da Ivan Corbett, fratello di Ann, è diventato un “bersaglio facile” prima di essere sottoposto ad una terribile campagna di abusi. Il procuratore Paul Greaney ha documentato l’efferatezza dell’omicidio: “Lo scroto di Jimmy Prout è stato tagliato a freddo e il suo testicolo è stato rimosso; poi è stato costretto a mangiarlo”, ha spiegato in aula. Secondo l’accusa, i quattro avevano dato vita a un vero e proprio branco e in più occasioni avevano torturato la loro vittima.

In base alle prove raccolte, ha sostenuto il procuratore, la vittima sarebbe morta il 9 febbraio 2016, e “il suo corpo è stato scaricato in un deserto a 100 metri dalla sua casa” dove il suo corpo è andato in decomposizione e ha iniziato a essere mangiato dagli animali. Il gruppo poi presumibilmente si preoccupava di coprire le proprie tracce, oltre a utilizzare il conto bancario della vittima e a chiedere alle persone se avessero visto Jimmy Prout, che fingevano di cercare. Intorno alla fine di marzo, è poi Zaman ad accusare Corbett dell’omicidio: a quel punto inizia un rimpallo di responsabilità che il procuratore ha definito in aula “teatro puro”.

Per il procuratore era stato Zaman, che è costretto su una sedia a rotelle, ad accusare Jimmy Prout di complicità nel furto: “Il gruppo ha ritenuto che Jimmy Prout meritasse una punizione e la pena che ha ricevuto è stata brutale. E’ stato aggredito ripetutamente e sottomesso a terribili indignazioni. Non capisco perché gli imputati negano il proprio coinvolgimento, cercando di addossare le colpe sugli altri”, è la tesi dell’accusa nel processo, che potrebbe presto arrivare a sentenza.

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GM