82 liceali liberate dopo 3 anni di schiavitù

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Hanno finalmente rivisto la libertà, 82 delle 276 liceali rapite il 14 aprile 2014 dal gruppo di estremisti islamici nigeriani, Boko Haram. L’evento era stato portato alla luce grazie a dei discorsi pubblici fatti dalla ex first lady Michelle Obama, per il quale era anche sorta l’hashtag “Bring Back Our Girls”. Grazie ad intense trattative tra il governo di Abuja, capitale della Repubblica federale della Nigeria, e Abubakar Shekau, leader del movimento, è avvenuto il rilascio di un numero consistente delle giovani schiavizzate dai terroristi, cosa che fa ben sperare rispetto alla liberazione definitiva di quelle rimaste ancora prigioniere. Al momento del sequestro, una decina di loro era riuscita a fuggire, e durante questi anni i rapitori avevano ne permesso il rilascio di pochi gruppi per volta, ragione in più che desta sollievo in una terra inaridita del caos. Le ragazze ad oggi si trovano a Banki, piccola cittadina al confine con il Camerun, e sono in attesa di essere trasportate in aereo a Maiduguri, capoluogo dello stato federale del Borno. Dal 2002 ad oggi l’organizzazione jihadista Boko Haram si è sensibilmente espansa, sia dal punto di vista territoriale che da quello consensuale nella risposta di civili e soldati che mano a mano si sono uniti alla fazione integralista. Ma dalla fine di gennaio 2015, una coalizione delle forze militari della Nigeria, Ciad, Camerun e Niger ha avviato una controffensiva verso Boko Haram, supportate dal programma politico del presidente in carica Muhammadu Buhari, che fa della lotta al terrorismo il proprio emblema. Molti degli insediamenti di Boko Haram in Camerun sono già stati abbattuti. Negli ultimi quindici anni, si contano nel numero di 20mila tra civili e soldati rimasti uccisi dalle guerriglie interne al Paese, e 2 milioni tra donne e bambini obbligati a lasciare i propri villaggi.

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SDS