Assume un farmaco contro l’acne: finisce in ospedale in condizioni gravi

Charlotte Carpenter (foto dal web)

Charlotte Carpenter, 24 anni, ha raccontato di aver rischiato la morte dopo aver assunto il Roaccutane, un farmaco per combattere l’acne, per appena due mesi, il tempo necessario per finire al pronto soccorso con una pancreatite. Ora sta avvertendo altri suoi coetanei circa i rischi del controverso farmaco anti-acne. L’infiammazione del pancreas era un effetto collaterale del farmaco che aveva preso per i suoi problemi cutanei. La 24enne sta parlando per raccontare ai pazienti affetti da acne che “i benefici non superano i rischi”. Peraltro, nel solo 2012 il farmaco è ritenuto causa di almeno 20 suicidi in Gran Bretagna. In aumento anche altri effetti collaterali del farmaco, come depressione debilitante, disturbo psicotico e malattie intestinali.

Alla giovane, da Burton-on-Trent, è stato prescritto il Roaccutane lo scorso agosto dopo che tutti gli altri farmaci non avevano funzionato. Charlotte Carpenter, improvvisamente, ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie: “Era terrificante,mi sentivo come stavo per morire” – ha raccontato – “Il Roaccutane ha fatto miracoli per la mia pelle. Ma quasi mi è costata la vita: è un prezzo elevato per pagare la pelle pulita”. Quindi ha aggiunto: “Capisco come i giovani possono diventare disperati quando l’acne sta distruggendo la loro fiducia, ma voglio parlare e rendere la gente consapevole dei pericoli di questo cosiddetto farmaco meraviglioso”. Charlotte Carpenter ha spiegato che a causa delle pustole che esplodevano durante la notte la mattina si svegliata con il cuscino macchiato di sangue. A 18 anni si era così rivolta a un dermatologo, ma le creme che le aveva prescritto non avevano avuto gli effetti sperati. Fu poi il suo medico curante a prescriverle degli antidepressivi perché l’acne le stava togliendo fiducia e amor proprio.

Prescritto come fossero “dolci”

“Mi sono sentita come se fossi in spirale senza fine e non sapevo dove o quando sarebbe finita”, ha sottolineato ancora Charlotte Carpenter, spiegando che fu poi proprio il suo dermatologo a prescriverle il Roaccutane, avvertendola comunque dei potenziali effetti collaterali. La ragazza accetta di assumersi quei rischi, non potendo arrivare mai a pensare che sarebbe finita in ospedale con una pancreatite. Il farmaco è ritenuto responsabile di diversi decessi, per cui ora sono molti i critici che mettono sotto accusa i medici che lo prescrivono come fossero “dolci”. I dati mostrano che le prescrizioni del farmaco, noto come isotretinoina, sono aumentate da 6.522 nel 2006 a 48.997 nel 2016. Tra gli effetti collaterali più comuni ci sono l’anemia e la congiuntivite, mentre gli effetti collaterali comuni includono mal di testa. Tendenza al suicidio e pancreatite sono classificati tra gli effetti collaterali “molto rari”.

La replica della casa farmaceutica Roche

Un portavoce di Roche ha detto: “Siamo spiacenti di sentire che un paziente è stato male durante il trattamento con una medicina Roche. Noi assicuriamo ai professionisti del settore sanitario e ai pazienti di avere informazioni aggiornate sulle medicine di Roche. In questo caso, Roche non può commentare come mai i medici prescrivessero Roaccutane, ma raccomandiamo sempre che i nostri farmaci siano prescritti con attenzione, che i pazienti siano monitorati e che capiscano a cosa fare caso quando si prende un medicinale. Noi consigliamo ai pazienti e agli operatori sanitari di seguire i consigli forniti nel foglietto illustrativo e di dare prescrivere informazioni”.

Il caso di Luke Reeves

Nei giorni scorsi, aveva fatto molto scalpore la vicenda di Luke Reeves, originario dell’Essex, morto suicida tra lo sgomento dei suoi cari. Robert e Becky Reeves, madre e padre del ragazzo, mettono sotto accusa il Roaccutane, che lo avrebbe precipitato in uno stato di profonda depressione: “Luke amava la vita, aveva molti amici e non aveva nessun problema. Era un ragazzo intelligente, con ottimi voti a scuola, e anche molto ambizioso. Crediamo che non avrebbe avuto nessuna ragione per suicidarsi”, sostengono i genitori, che fanno coincidere i cambiamenti di personalità del figlio con l’avvio dell’assunzione del farmaco.

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GM