Rapita, violentata e uccisa a undici anni: non avrà giustizia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:03
Candela Rodriguez (foto dal web)

La vicenda di Candela Rodriguez, la bimba di 11 anni rapita, tenuta segregata per giorni poi stuprata e uccisa commosse l’Argentina, ma non solo. Il caso, infatti, uscì fuori dai confini nazionali e destò sgomento e dolore per quella bambina, ‘colpevole’ solo di avere un padre pregiudicato e con debiti nei confronti di alcuni narcotrafficanti. L’undicenne scomparve il 22 agosto 2011 da Hurlingham, la cittadina in provincia di Buenos Aires dove viveva, mentre andava in parrocchia. Poi sono iniziate le telefonate dei sequestratori. “Se non pagate – dicevano alla madre – la bambina verrà sacrificata”. Oltre 1.500 agenti di polizia si sono mobilitati per le ricerche, durate nove giorni. Poi il ritrovamento: il cadavere della piccola è stato rinvenuto lungo un’autostrada, chiuso in una busta di plastica, nove giorni dopo da una netturbina in un campo a circa 5 km di distanza dalla sua casa.

Quasi sei anni dopo, arriva la terribile conferma che gli assassini di Candela Rodriguez resteranno impuniti, a causa dei tanti e grossolani errori compiuti dagli inquirenti stessi, come certificato da una commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio della bimba. Emerse infatti, senza alcuna ombra di dubbio, la connivenza tra narcotrafficanti, agenti e dirigenti di polizia, che portarono a mettere sotto accusa e a far perdere loro il posto sia pubblici ministeri che commissari di polizia. Scoperchiare il vaso di Pandora non servì però a far emergere la verità, vista la grandezza del caso di corruzione. Il primo e più significativo ‘errore’ fu quello di non isolare il luogo del ritrovamento del corpo per le analisi scientifiche. Tre giorni dopo il ritrovamento del corpo di Candela Rodriguez venne effettuata l’autopsia, che accertò la morte per asfissia e la violenza sessuale.

I primi arresti

Non tardarono ad arrivare i primi arresti, con alcuni vicini di casa della piccola – che viveva con la madre, mentre il padre era detenuto per un assalto armato ad un portavalori – finiti in manette. Gli arrestati negarono ogni accusa, mentre gli inquirenti non sospettarono subito legami con l’attività criminale di Alfredo ‘Juancho’ Rodriguez, padre della bimba. I vicini di casa vennero rapidamente rilasciati e sotto processo finirono poi in tre: Hugo Bermudez, Leonardo Jara e Fabian Gomez, rispettivamente di 56, 37 e 45 anni, accusati da quattro testimoni-chiave. Tre di loro vennero uccisi e per il quarto scattò il programma di protezione. Il processo si concluse nell’aprile 2012 col proscioglimento dei tre imputati. Nel 2013, un’esplosione devastò l’abitazione dell’unico testimone ancora in vita, che rimase ucciso.

A quel punto, gli inquirenti provarono a riaprire le indagini sull’omicidio di Candela Rodrigueze ed emerse un audio inquietante che coinvolge il padre della ragazzina e sua madre, la nonna della bimba. La donna spiega al figlio: “Ha chiamato Candela, dice di essere stata rapita e portata via su un camioncino”. Il genitore liquidò quella chiamata, dicendo di dover chiudere. All’epoca della prima indagine, la telefonata venne considerata “non indispensabile e di scarso interesse”. Ora qualcuno spera che possa servire a fare luce sul mistero della morte della bimba.

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GM