(Julian Finney/Getty Images)

Nei giorni scorsi, Flavio Briatore aveva commentato il sequestro, disposto dalla Procura di Lecce, del tratto di spiaggia di Otranto dove l’imprenditore stava realizzando il Twiga, un resort di lusso a 5 stelle, spiegando: “Non si può lavorare in Italia. Evidentemente la burocrazia conta più di ogni altra cosa. Così non mi interessa. Ormai sono fuori. Avevo dato una licenza, l’ho ritirata”. Come noto, le ipotesi di reato contestate riguardano violazioni di norme urbanistiche in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e abusiva occupazione del Demanio marittimo.

Ora i giudici del tribunale del riesame di Lecce, respingendo la richiesta di dissequestro avanzata dai difensori della cordata di imprenditori salentini, a cui Flavio Briatore aveva in un primo momento concesso l’uso del marchio Twiga, hanno deciso che l’area sulla costa a nord di Otranto debba rimanere sotto sequestro, come disposto lo scorso 16 maggio dal pm titolare dell’inchiesta, Antonio Negro. Secondo le accuse rivolte agli indagati, su un’area agricola sono state realizzate strutture difformi da quanto previsto dall’articolo 69 delle norme di attuazione del Piano regolatore.

Flavio Briatore con la vicenda giudiziaria non c’entra nulla, poiché avrebbe soltanto concesso l’uso del suo marchio Twiga alla società “Cerra srl”, mentre indagati risultano l’imprenditore e presidente di Federalberghi Salento, Raffaele (detto Mimmo) De Santis, rappresentante legale della società “Cerra srl”, e l’ingegnere progettista responsabile dei lavori, Pierpaolo Cariddi, fratello del sindaco uscente di Otranto Luciano Cariddi, nonché egli stesso candidato a sindaco alle amministrative che si terranno tra poco più di tre settimane.

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GM